Foto-gruppoAl teatro Karol Wojtyla di Ravanusa si chiude in bellezza il sipario dello spettacolo “L’Essenziale” scritto e diretto da Enzo Sciascia. L’Associazione teatrale “The Comedians” ha voluto mettere in evidenza come “L’essenziale sia invisibile agli occhi”. La riflessione del  regista Enzo Sciascia, con la collaborazione dei Frati Minori del Santuario di Maria SS. Assunta, ha permesso di portare in scena il dramma esistenziale che stiamo vivendo nella società.  In anni in cui la società è vittima della crisi, delle malattie, della povertà materiale e spirituale, della follia propria ed altrui, ci si guarda poco in giro e si riflette ben poco su ciò che ci sta succedendo perché ciechi d’avidità e superbia, affamati di denaro e fama, ci si preoccupa poco di ciò che inconsciamente ci stiamo facendo, in anni in cui si vive nella disperazione e non si vede nessuno spiraglio di luce all’orizzonte. “L’Essenziale” è l’amore, così come è stato anche detto dalla grande Madre Teresa Di Calcutta, poiché “Dio ha creato ciascun essere umano in vista di una cosa più grande: Amare ed essere Amato”.
Lo spettacolo ha messo in evidenza come in questa società sia facile entrare in tentazione perché spesso ci si allontana dal Padre Nostro. Così i ragazzi del teatro sperimentale in collaborazione con i veterani della Compagnia, hanno interpretato personaggi con problematiche molto più grandi di loro, che hanno scosso le coscienze degli spettatori stupiti dalla loro bravura e dalla spettacolarità del Recital.
Frà Lorenzo, impersonato dal regista Enzo Sciascia, combattuto dalla presenza del Diavolo che lo perseguita, che gode e ammalia la povera gente approfittando della loro debolezza, vive il dramma esistenziale, ripensa così alla sua scelta, quella che fece un tempo prima di divenire un frate francescano ed al suo primo amore, tutto ciò attraverso una serie di flash-back realizzati con un gioco di luci ed ombre che permette ai personaggi di comparire e scomparire come dei veri e propri pensieri sul palcoscenico. Parallelamente la vicenda di due giovani sposi, che avendo sottovalutato l’importanza delle cose più semplici che sostanzialmente contano nella vita, accecati dal lusso e provocati dal diavolo sotto forma di elegante bellezza e stravagante fascino si spengono a causa della violenza dell’uomo scatenata su di lei e su se stesso.  In scena anche la vita ormai rassegnata di una giovane malata di leucemia Beatrice, nipote tra l’altro di Frà Lorenzo, che riesce a scorgere la bellezza della vita nonostante il suo mal di vivere grazie alla figura di un Angelo di Dio. Ad irrompere tra una scena e l’ altra la figura di un buffo sacrestano che smorza la serietà dello spettacolo con i suoi modi di fare. L’originalità e la serietà dell’opera teatrale ha regalato qualcosa di importante a ciascun spettatore che sia un sorriso, che sia una lacrima o un brivido, ma la cosa che più importa è che abbia portato ciascuno ad una intensa riflessione accompagnata da una grande speranza che possa aiutare nei momenti difficili della vita.