Per impedire di essere sfrattati dalla casa venduta all’asta marito e moglie si sono fatti murare dentro a Comiso. Un muratore di Vittoria, Giovanni Guarascio, si è ucciso bruciandosi vivo perché la sua casa era stata venduta all’asta per un debito con una banca. Sono gli episodi più recenti a rivelare un fenomeno di enorme rilevanza sociale. In Sicilia sono quasi 300 mila i casi di esecuzioni immobiliari che interessano sia proprietari di abitazioni sia imprenditori soffocati dalla crisi. Il dato è emerso da un convegno sulle espropriazioni immobiliari promosso da un’associazione antiusura bancaria e dalla Confedercontribuenti.
In sala una cinquantina di persone coinvolte in procedure esecutive: c’è chi non è riuscito a pagare rate di mutui e chi ha subito un fallimento societario perché non è riuscito a pagare debiti inferiori ai crediti vantati nei confronti di pubbliche amministrazioni. Il caso limite, citato durante l’incontro, è quello di un imprenditore palermitano: ha una scopertura di 600 mila euro e i beni pignorati pur avendo crediti per oltre due milioni.
Uno dei protagonisti della battaglia contro l’impignorabilità della prima casa è Ciro Gianforte che ha costituito l’associazione Aiutiamoci. Anche lui ha una casa venduta all’asta per poche rate di mutuo non pagato. Per due volte l’ufficiale giudiziario ha dovuto rinunciare allo sfratto. In una occasione si è trovato davanti a 70 persone che gli hanno impedito di entrare nella casa da consegnare all’acquirente.
Secondo Gianforte, attorno al fenomeno crescente delle vendite all’asta si muove una schiera di speculatori ma soprattutto di riciclatori legalizzati. “Acquistano – dice Gianforte – beni immobili per un terzo del loro valore e li rivendono a prezzi di mercato. Guadagnano a spese della gente disperata. E il fatto più grave è che nessuno controlla l’origine dei capitali investiti. Spesso gli acquisti vengono fatti da persone che non hanno redditi o da anziani pensionati”.
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