Resta in carcere Veronica Panarello, la donna accusata di aver ucciso il figlio Loris, di 8 anni. Il gip di Ragusa ha infatti convalidato il fermo ed emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per omicidio volontario aggravato e occultamento di cadavere. Secondo il giudice Claudio Maggioni “è compatibile la ricostruzione dell’accusa” fatta dai magistrati.
Il gip nell’ordinanza scrive che la vettura di Veronica Panarello il 29 novembre scorso risulta “essere passata per due volte dal Mulino Vecchio”, la zona dove è stato ritrovato il corpo del bambino. “Non si è trovata dove diceva di essere ed è provato che nello stesso tempo era altrove”.
Il giudice dunque ha accolto la richiesta della Procura di Ragusa. Che per ora non ha commentato la decisione e ha annunciato per domani la diffusione di un comunicato stampa.
“FAREMO RICORSO”. “Ne prendiamo atto, studieremo e poi presenteremo ricorso al tribunale del riesame di Catania”, afferma il legale di Veronica, l’avvocato Francesco Villardita. La Panarello non saprà della decisione del gip di Ragusa prima di domani. Al suo legale, per regolamento, non è permesso di incontrarla di sera. La donna è in isolamento nell’istituto penitenziario di Catania. “Informerò dell’ordinanza la mia assistita domani mattina – conferma Villardita – quando mi recherò a trovarla”.
GUERRA DI FOTOGRAMMI. Sono sempre i video al centro dell’accusa. Secondo la Procura un’immagine inchioda la donna, poiché mostrerebbe il bambino che entra in casa alle 8.31. L’avvocato della Panarello, Francesco Villardita, contesta con decisione: “Non si distingue nulla, come fanno a dire che è lui?”.
IL CELLULARE E L’AMICA. Nei mesi scorsi Veronica Panarello ha prestato il suo cellulare a un’amica che aveva il telefonino rotto. Quest’ultima lo ha utilizzato con la sua sim e quindi nell’apparato sono stati trovate soltanto foto e immagini di Loris. Questo sarebbe il cellulare di cui parla la sorella di Veronica Panarello, Antonella, alla quale la donna arrestata avrebbe detto “di avere un cellulare segreto nascosto bene con immagini e foto di Loris”.
Il telefono della trentenne, migliore amica di Veronica, che abita a Gela e ha parenti a Santa Croce Camerina, si ‘rompe’ nell’estate scorsa. E’ la mamma di Loris che le avrebbe detto “non ti preoccupare, ti presto il mio”. Da allora in telefonino è rimasto in mano alla trentenne che l’ha utilizzato usando la sua sim. Dai tabulati non emergerebbero elementi utili alle indagini.
IL SUO MEDICO CURANTE: “NON E’ STATA LEI”. Per quello che l’ho potuta conoscere, non credo l’abbia ammazzato lei. Non mi sembra una donna capace di fare queste cose. E poi con quella freddezza. È difficile che non abbia mai dato segni di squilibrio”. Queste le parole di Giuseppe Brullo – medico curante di Veronica Panarello – intervistato dall’inviato di “Quarto Grado”.
“Mi è sembrata una persona normale. Normalissima e lucida. Una mamma molto attaccata ai figli. Non mi ha mai dato l’impressione di essere una persona debole di mente, né mi ha mai chiesto farmaci di tipo psichiatrico”, spiega il dottore.
“Ho avuto modo di vederla dopo il fatto: lì ho notato un qualcosa di strano. Mentre le stavo mettendo una flebo, perché era disidrata e non mangiava da giorni, si rifiutava e mi chiedeva il parrucchiere per tagliarsi i capelli”, prosegue Brullo. “Questa cosa mi ha sconvolto, perché non è normale. Diceva che gliel’aveva chiesto il figlio, perché voleva la mamma con i capelli corti e lo voleva accontentare. Mi ha domandato, come fanno tutte le mamme che soffrono, di darle qualcosa per farla morire, per raggiungere il figlio”, prosegue.
“Il primo giorno in cui sono andato da lei, mi ha chiesto di portarle il ‘famosò cacciatore che aveva trovato Loris, per farglielo conoscere. Gli ha chiesto ripetutamente come l’avesse trovato, in che condizioni, se gli avesse preso la mano, se gli avesse fatto una carezza, se Loris avesse ferite, come fosse vestito”. E conclude: “Conosco Orazio Fidone. Siamo anche parenti e quando l’ho accompagnato da lei, non mi ha mai dato impressione che si conoscessero o potesse esserci un legame”.
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