l capogruppo parlamentare del Pds-Mpa, Roberto Di Mauro, promuove una soluzione condivisa per l’elezione dei tre grandi elettori siciliani. L’assemblea dovrebbe mandare a Roma le due massime cariche istituzionali, presidente della regione e presidente dell’Ars, ed un rappresentante dell’opposizione. Di Mauro, tuttavia, non si limita a indicare il criterio di rappresentanza, ma designa il gruppo parlamentare dell’opposizione, cui spetterebbe la delega, e cioè Forza Italia.
“L’elezione dei tre grandi elettori della Sicilia per il voto del Presidente della Repubblica, è un test della capacità dell’Assemblea Regionale di saper e voler operare con spirito istituzionale”, ragiona Di Mauro. “Nulla di più dell’elezione del Presidente della Repubblica si presta infatti a mettere in campo azioni sinergiche fra le maggioranze e le opposizioni parlamentari”.
Considerazione che dovrebbero essere condivise in linea di principio. Ma sono una premessa ad una scelta di campo, cioè Forza Italia, che è sì un gruppo di opposizione, ma non l’unico, e soprattutto non il più numeroso.
“In questa ottica – prosegue Di Mauro – credo che la soluzione più opportuna da adottare sia quella di inviare a Roma per il voto per il Quirinale le due più alte cariche istituzionali della Regione, i Presidenti dell’Assemblea e del Governo, affiancati da un rappresentante dell’opposizione, che non potrebbe che essere scelto fra i parlamentari del principale gruppo del centro destra e cioè Forza Italia. Questo, in una ottica di collaborazione istituzionale che tenga conto non solo delle dimensioni numeriche delle forze e delle coalizioni, ma soprattutto tenga conto del ruolo di opposizione o governo che ognuno si è assunto durante questa legislatura.”
Di Mauro vola alto, ma colpisce in basso, e cioè il gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle, che a Sala D’Ercole è molto più folto di quello di Forza Italia.
La diversità nel campo dell’opposizione è ampia, in Sicilia annovera Forza Italia, Nuovo Centrodestra e M5s. La proposta di Di Mauro potrebbe trovare il consenso politico della maggioranza di governo, al traino del Patto del Nazareno, rosicchiando un voto al dissenso, ma provocherebbe, presumibilmente, il forte risentimento dei pentastellati , contraddicendo la volontà, richiamata da Di Mauro, “di saper e voler operare con spirito istituzionale”.


















