Il Gip del Tribunale di Agrigento, Stefano Zammuto, ha applicato il divieto di dimora a Canicattì per i 4 romeni arrestati la scorsa settimana dai carabinieri con l’accusa di sequestro di persona aggravato in concorso, minaccia e lesioni personali. I quattro hanno già lasciato il carcere di Agrigento.
Interrogati alla presenza del loro legale di fiducia, l’avvocato Giovanni Salvaggio, hanno fornito all’unanimità una loro versione dei fatti che non era assolutamente concorde con quanto raccontato ai militari dell’arma dal loro connazionale che li aveva fatti arrestare.
Secondo il loro accusatore, infatti, tutto aveva preso il via quando uno degli arrestati avrebbe deciso di vendicare con una spedizione punitiva l’affronto che gli aveva fatto poco prima un suo giovane connazionale con il quale aveva avuto una colluttazione scaturita da motivi economici facendo finire in ospedale per una ferita da arma da taglio colui il quale lo avrebbe reclutato per farlo lavorare nelle campagne di Canicattì.
Il giovane, al quale successivamente sarebbe stata rapita la convivente, avrebbe chiesto a lui di consegnargli il denaro che gli spettava dopo che per una intera settimana era stato reclutato a lavorare nelle campagne di Canicattì.
Ma tutto questo è stato smentito dagli arrestati che sono stati quindi rimessi in libertà ma per il momento non dovranno risiedere in città.












