acqua_pubblica_ditutti_nI Consigli comunali di Montevago, Sambuca di Sicilia, Canicattì e Ribera sono stati i primi dei 21 Comuni agrigentini, sui 27 la cui rete idrica è gestita da Girgenti Acque, ad approvare la delibera di revoca della gestione delle reti idriche esprimendo la volontà di uscire dall’Ato idrico provinciale, chiedendone nel contempo la restituzione delle quote sociali.
I Consigli sono stati chiamati a discutere ed approvare l’atto deliberativo di avvio delle procedure per la gestione diretta del servizio idrico nei quali i sindaci si fanno forte del percorso deliberativo sostenuto da un parere legale.
I comuni nel quali si sta procedendo sono Ribera, Sciacca, Calamonaci, Lucca Sicula, Villafranca Sicula, Racalmuto, Casteltermini, Montevago, Realmonte, Grotte, Canicattì, Castrofilippo, Caltabellotta, Sambuca di Sicilia.
Le delibere dovranno contenere, a 60 giorni dall’approvazione dell’atto deliberativo, l’avvio delle attività amministrative e/o giudiziarie per consentire la gestione diretta del servizio idrico e fognante da parte degli enti locali, accertare l’illegittimità dell’esistenza del consorzio d’ambito e di richiedere al commissario regionale dell’Ato Idrico della provincia di Agrigento di avviare azione per addivenire allo scioglimento del rapporto con Girgenti Acque per inadempienze contrattuali e irregolarità.

Il Consiglio Comunale di Racalmuto, mercoledì scorso, ha preso atto del fallimento del servizio idrico integrato – Ato messo in liquidazione paralizzato da oltre due anni, Girgenti Acque spa mai entrata nella gestione dell’ambito territoriale ottimale ma soltanto delle reti di poco più della metà dei comuni, tariffe variabili da Comune a Comune, il governo e l’ARS inerti – e deliberato di promuovere le iniziative necessarie a restituire il controllo della gestione dell’acqua al Comune di Racalmuto.
“In questi mesi – dichiara il Sindaco di Racalmuto Avv. Emilio Messana –  abbiamo chiesto al governo regionale di intervenire, di insediare una commissione che esaminasse le tariffe applicate dall’Ato nei Comuni gestiti da Girgenti Acque, tra le più alte d’Italia, che mettesse a confronto le gestioni dirette praticate nei comuni che non hanno consegnato le reti con quella di Girgenti Acque, e che riferisse sull’elevato costo dell’acqua in Sicilia praticato da Siciliacque SPA, quasi a 0,70 e/mc.
“Non si è fatto nulla. Insieme agli altri Comuni, che hanno a suo tempo consegnato le reti, Racalmuto si mobilita con l’obiettivo condiviso di promuovere una riforma del servizio idrico che obbedisca ai principi di economicità ed efficienza declamati dalla legge e per uscire da un sistema articolato su cittadini che pagano l’acqua cara e amara e su cittadini che la pagano a tariffe di molto inferiori.
“Momento fondamentale della nostra azione sarà l’analisi della gestione operata in questi anni da Girgenti Acque sotto il controllo dell’Ato. Sono trascorsi dieci anni dalla stipula della convenzione ed è maturo il tempo per verificare il rispetto degli impegni reciprocamente assunti in tutti i Comuni in cui opera il gestore unico.”