guardiafinanzaaUtilizzavano appezzamenti di terreno che non avevano ricevuto ancora contributi, cercandoli nelle banche dati con la collaborazione di tre operatori dei Centri di assistenza agricoli, poi redigevano falsi contratti di affitto, all’oscuro dei proprietari, a dei complici, e infine chiedevano finanziamenti europei.

È la tecnica di una truffa da 2,7 milioni di euro scoperta dalla guardia di finanza di Catania che ha portato alla denuncia di 57 persone, compresi interi nuclei familiari, e all’arresto di nove persone, che sono stati posti ai domiciliari dal Gip di Caltagirone, Ettore Cavallaro, su richiesta del procuratore Giuseppe Verzera.


Tra le ‘particelle’ impropriamente utilizzate, è emerso dall’operazione ‘Reaping’ delle Fiamme gialle, oltre a quelle di privati cittadini, alcuni dei quali deceduti, anche quelle di proprietà di Stato, Demanio, Regione Siciliana e di Enti locali.

Tra i terreni adoperati per la truffa, all’insaputa dei proprietari, ci sono anche aree che appartengono alla Diocesi di Agrigento e al Consorzio di sviluppo industriale di Gela. Per tentare di evitare che la frode fosse scoperta, la proprietà dei terreni era trasferita di anno in anno da un indagato all’altro, attraverso cessioni incrociate, fatte anche con firme falsificate.

La guardia di finanza di Catania ha scoperto una decina di imprese agricole costituite soltanto sulla carta e che per il 2015 erano state già presentate domande per contributi Agea per un milione di euro, per i quali sono state avviate le procedure di blocco. Militari delle fiamme gialle, su disposizione del Gip, hanno eseguito sequestro di beni per equivalente per 2,7 milioni di euro nei confronti degli indagati.