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Civati interviene sulla decisione di 600 esponenti della sua area di lasciare il partito: “Il Pd Sicilia esempio di trasformismo”

Scritto da il 28 febbraio 2015, alle 06:08 | archiviato in Politica, politica sicilia. Puoi seguire ogni risposta attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o un trackback a questo articolo

pd_bandiera1474_img“In Sicilia si sta manifestando, nelle forme più esasperate, il più classico dei fenomeni trasformistici. Le stesse persone a cui il centrosinistra si è opposto per anni, che hanno governato nelle giunte e con le maggioranze di Cuffaro e Lombardo, ora fanno il loro ingresso, trionfale, nel Pd. E molti elettori e militanti non si riconoscono più in un progetto politico che ritengono ormai compromesso”.

Così Pippo Civati (Pd) in una lettera nel suo blog sul ‘caso’ Sicilia, dove circa 600 esponenti della sua area hanno deciso di dire addio al Pd. In Sicilia, i democratici sarebbero pronti ad accogliere ex autonomisti e ex di centrodestra, provenienti dall’esperienza politica di Articolo 4, movimento alleato del governo di Rosario Crocetta creato e poi abbandonato da Lino Leanza, che in passato fu braccio destro di Raffaele Lombardo nel Mpa e poi dirigente dell’Udc, da pochi mesi leader di un nuovo movimento Sicilia democratica, che sostiene la giunta regionale.

“Il problema più profondo non è solo quello di registrare una questione etico-politica (certi personaggi sono molto discutibili) e non riguarda soltanto lo spostamento a destra del Pd e quindi di tutto il sistema politico, che è la naturale conseguenza di qualsiasi tipo di larga intesa – prosegue -. Questo è un problema, per molti insuperabile, ma non è nemmeno il problema più grande”.

“Se tutti stanno insieme – aggiunge – non ci sono più alternative, non c’è più alternanza, non c’è più una minoranza che controlla una maggioranza, c’è solo uno scambio, non più il confronto. E la democrazia, così, non funziona più”.

Per Civati che “i dirigenti del Pd siciliano dicano che il 61 a zero di qualche anno fa si è ribaltato e che ora è tutto a nostro favore, senza distinzioni, senza articolazioni, senza contrasti, è il problema più grande”.

“Non saperlo riconoscere ed enfatizzarlo come fatto positivo – conclude – è la cosa più grave. Rispetto alla quale non è solo comprensibile, ma è giusto, dal punto di vista democratico e repubblicano, ribellarsi”.



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