L’analisi previsionale dell’economia siciliana elaborata da Diste per la Fondazione Curella è una cicuta di fiele, da bere dopo avere appreso che l’Italia esce dalla crisi. La coincidenza è fortuita, ma questo non cambia le cose.
I dati non lasciano margine ad errori: le imprese non riescono a onorare le scadenze, appena il 20 per cento effettuano corresponsioni regolari. Le altre rinviano e si arrabattano. Nel ranking regionale l’Emilia Romagna occupa la testa della classifica italiana delle performance con il 43 per cento di imprese “puntuali”, mentre la Sicilia occupa l’ultimo posto.
Le conseguenze dei mancati pagamenti regolari nelle scadenze pattuite si riverbera sulle famiglie, che a loro volta segnano i valori peggiori. Secondo gli analisti del Diste avrebbero accumulato debiti che sfiorano i cinquanta miliardi di euro a causa dei mancati pagamenti di rate di rate di prestiti, mutui, acquisti di beni di largo consumo, leasing. Un inevitabile effetto domino.
La spesa media mensile delle famiglie residenti in Sicilia, si legge nel documento, è scesa a 1.580 euro con un calo, in termini monetari, del 2,9 nel 2013, rispetto all’anno precedente, e del 10,4 per cento rispetto al 2007.
La Sicilia guadagna così la testa della classifica fra le regioni che registrano i più alti livelli d’insolvenza con 7,4 miliardi di euro, ed è seguita da Lombardia, Campania e Lazio. A comporre il quadro negativo contribuiscono i consumi, che sono scesi dello 0,5 per cento, a fronte di un passo avanti dell’Italia, che registra il segno più (0,6 per cento).
Un modesto recupero si è avuto negli investimenti per attrezzature e mezzi di trasporto (+ 1,1) ed un cedimento dell’1,6 per cento negli investimenti del settore delle costruzioni. Una nota positiva è rappresentata dall’aumento del valore aggiunto industriale dello 0,5 per cento, un dato apprezzabile dopo un calo annuo del 5 per cento nei sette anni precedenti.
La Sicilia è impantanata, ne deducono gli analisti: la flessione del Pil raggiunge lo 0,8 per cento ( in sette anni il tasso medio annuo è del 2,5 per cento).
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