Ventimila persone hanno sfilato a Palermo e diecimila a Catania, secondo la Cisl Sicilia, per protestare contro il disegno di legge Renzi-Giannini su “La buona scuola”. Centinaia le scuole chiuse in tutta Italia. In programma cortei anche ad Aosta, Milano, Roma, Bari e Cagliari, con flash-mob contro la riforma.
GLI SLOGAN E IL FALO’. A Palermo studenti, professori, precari e personale amministrativo della scuola sono partiti da piazza Marina, percorrendo le strade del centro e intonando cori e slogan (uno striscione riportava “Renzi vattene, la buona scuola ti crollerà in testa”), controllati da polizia, carabinieri e vigili urbani. Quindi i comizi in piazza Verdi.
Alcune centinaia di studenti medi e universitari arrivati in via Roma hanno fatto un falò di schede con i test Invalsi, cui vengono sottoposte le classi di quinta elementare, terza media e seconda superiore, costituiti fondamentalmente da domande di italiano e matematica.
“Siamo scesi in piazza oggi – dice Marco Orestano, studente di Ingegneria e dell’Assemblea Studenti medi e universitari – per dire no al governo. Mentre Renzi annuncia per settembre una riforma universitaria, noi studenti vediamo e subiamo soltanto i tagli al mondo accademico che si traducono in aumento delle tasse e diminuzione dei servizi, inseriti in un contesto che vede un continuo processo di aziendalizzazione dell’università”.
“NEMMENO BERLUSCONI”. Cinquanta insegnanti hanno voluto alzare il tiro, occupando l’assessorato comunale alla Pubblica istruzione del capoluogo siciliano, in via Notarbarolo. “Volevamo dare un segnale forte per questa protesta contro la Buona scuola. Il segnale che è iniziata una vera mobilitazione contro il disegno di legge che rappresenta un grave danno per l’istruzione”, dice Ferdinando Alliata dei Cobas, uno dei 50 professori. “La Buona Scuola è un escamotage per superare le sentenze dopo che la Corte di giustizia europea ha condannato l’Italia per il modo in cui ha trattato i precari. Bisogna abolire le graduatorie ad esaurimento dove sono iscritti 200 mila precari e per farlo Renzi dà la possibilità ai presidi di creare delle liste e chiamare chi vogliono. Una specie di agenzia interinale. Nemmeno Berlusconi aveva osato tanto”.
I docenti hanno parlato con Barbara Evola, l’assessore comunale alla Pubblica istruzione palermitano. “Continua il mio sostegno a questa protesta – ha detto l’assessore -. Il ddl sulla scuola deve essere emendato pesantemente. Non può essere approvato così, perché incide sulla natura dell’istruzione pubblica”.
CAMPANACCI E CAMPANELLE. “La buona scuola siamo noi”: è lo striscione maggiormente ripetuto nel lungo e variegato corteo che ha attraversato il centro di Catania. Alcuni insegnanti avevano in mano un campanaccio da mucca: “E’ la nuova campanella, povera come la scuola che sta disegnando il governo Renzi” che, sostengono altri suoi colleghi, “vuole privatizzare l’istruzione”. Comizio finale in piazza Roma. Il traffico nel centro della città è stato paralizzato.
SE QUESTA E’ BUONA… “Se è questa la ‘buona scuola’, come sarebbe la ‘cattiva scuola’?”, si chiedono la deputata del M5s Giulia Grillo e la sua collega senatrice Nunzia Catalfo, che hanno partecipato allo sciopero a Catania. “Non potevamo non protestare insieme a tutti i cittadini – dicono le parlamentari – per una riforma che è sbagliata e debole per tre motivi: mancanza di nuove risorse per la scuola pubblica, agevolazioni per la scuola privata, annientamento di trasparenza e democrazia. Criticità che non possiamo sopportare ed è per questo che, oltre a essere scesi in piazza a protestare, portiamo avanti in aula una serie di proposte che la scuola la migliorerebbero davvero”.
Secondo le due parlamentari del M5s “è inaccettabile il nuovo ruolo del dirigente che decide su tutto, su assunzione e valutazione dei docenti e sulla scelta delle attività didattiche, annullando la libertà d’insegnamento, le decisioni collegiali e aprendo al rischio del fenomeno clientelare. Inoltre – osservano Giulia Grillo e Nunzia Catalfo – le agevolazioni fiscali ai singoli istituti accentueranno il divario tra quelli presenti nelle zone economicamente sviluppate e quelli presenti in territori meno avvantaggiati. Senza tralasciare il fatto che le mancate risorse per gli organici e i sevizi di istruzione, come la mensa, il trasporto scolastico e l’assistenza ai disabili, continueranno a ostacolare il regolare funzionamento delle scuole”.
ANCHE A MESSINA. Centinaia di insegnanti e studenti sono scesi in piazza anche a Messina. Il corteo è partito da piazza Antonello e ha raggiunto la sede della prefettura. Insieme con i sindacati, che hanno indetto la manifestazione, c’erano gli insegnanti contrari innanzitutto ai ‘super’ poteri per il dirigente scolastico che potrà assumere direttamente i docenti attingendo da un apposito albo.
PROTESTA SOCIAL. La Cisl Sicilia ha anche lanciato una serie di tweet, scrivendo tra l’altro: “#Buonascuola è #scuola di partecipazione, senza superboss d’azienda, con più investimenti, stabilità vera, stipendi europei: #nogiungla”. Dionisio Bonomo, reggente della Cisl Scuola Sicilia, osserva che “questa mobilitazione ha un alto valore simbolico. Perché siamo al di là delle mere rivendicazioni di categoria. In piazza non c’erano solo lavoratori della scuola, è andato un mondo variegato di gente interessata a difendere la scuola pubblica, per il futuro del Paese”.
















