slot-machinesNon c’è che fare, quando la Sicilia è in testa ad un graduatoria, il suo primato non ci rallegra per niente. È il caso della classifica dei ludopatici, coloro che hanno acquisito la malattia del gioco d’azzardo e finiscono con il perdere il lume della ragione e il senso della realtà trascinando se stessi e i familiari in una deriva senza fine.

I siciliani che hanno acquisito la dipendenza del gioco sono circa centomila, un numero che li pone al secondo posto nella classifica delle regioni italiane. Siccome per giocare e scommettere ci vogliono i soldi, e tanti soldi, come si concilia questa posizione di rilievo con il reddito e i parametri economici che assegnano all’Isola i bassifondi della classifica.


Si spende per il gioco di più laddove il portafogli è quasi vuoto: com’è possibile? E invece è possibile, perché quando non si ha dove sbattere la testa al muro si ricorre ai miracoli e si assegna alla sorte un compito che la sorte, volubile ed imprevedibile, non può avere.

In più il gioco d’azzardo è tradimentoso. Qualche volta regala l’aura della salvezza, fa credere di potere fare uscire la “vittima” dal recinto in cui la sventura l’ha relegato, facendoti vincere qualcosa. È una polpetta avvelenata, il più truce degli inganni. Tornare a casa con una vincita è peggio che rimediare una sonora mazzata. Se va male, infatti, il desiderio di ripetere l’esperienza viene meno, almeno per qualche giorno, fino a che non si dimentica tutto quanto (amnesia da scommessa…), invece se si torna a casa con un piccolo gruzzolo, si acquisisce la certezza di essere baciati dalla fortuna o di avere… il pollice verde: abilità e buona sorte, opportunità che non possono che essere utilizzate.

La ludopatia non è stata considerata una malattia, nonostante abbia fatto tanti danni, seconda forse solo alla guerra. Ci sono grandi giocatori “maledetti”, che hanno fatto la storia della letteratura e delle arti. Avrebbero potuto vivere da nababbi e invece hanno trascorso larga parte della loro vita inseguiti dai creditori.

I ludopatici si trovano in ogni classe sociale, fra i ricchi e fra i poveri, ma soprattutto fra quanti hanno tempo libero da dedicare al gioco. L’altro elemento di cui si tiene poco conto è l’assenza di lavoro, come “causa” di una frequentazione assidua delle sale di gioco. Insomma, piove sul bagnato.

Che fare? Prendere sul serio il “vizio” del gioco, quando s’innesta nel corpo sano di un amico, congiunto, amante ecc. E procedere al lavaggio del cervello, cominciando con il ricordare che i “padroni” delle scommesse si sono arricchiti da sempre, mentre di giocatori che hanno fatto soldi non si hanno notizie.

Un’annotazione finale: le istituzioni non scoraggiano il gioco d’azzardo, perché ci guadagnano sopra. Non hanno fatto i conti con i costi della ludopatia ed i guasti sociali che essa provoca.

SiciliaInformazioni