istituto-ipab-cartelE.mo Sig.Presidente
Mentre in questo momento la Giunta Crocetta vara la manovra correttiva da 20 milioni di euro, che permetterà di trovare i fondi per i forestali, i precari (precari) dell’Esa e pure per gli operai ex Pip di Palermo,
I DIPENDENTI DELLE II.PP.A.B. SICILIANE
Per i quali già la legge finanziaria aveva azzerato il capitolo per il pagamento di parte degli stipendi,sono costretti a fare ricorso alla Sua autorevolissima Persona AL FINE DI VEDERE RICONOSCIUTO IL DIRITTO INVIOLABILE ALLO STIPENDIO da molti anni negato da una classe politica siciliana indifferente ed irresponsabile che con l’ausilio della stampa disegnano e presentano le Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficienza (I.P.A.B.) come realtà produttrici solo di disavanzi, di disservizi e di misfatti di varia natura per far sì, tra chi non conosce le problematiche di questi Enti, che aumenti il consenso e l’ipocrita volontà di falsa pulizia per cancellare dalla storia siciliana le II.PP.A.B, ed in tal modo consegnare l’ingente patrimonio immobiliare ai privati,
dimenticando che se questo scenario esiste
NON E’ STATO CERTAMENTE PRODOTTO DAI DIPENDENTI
E.mo Sig.Presidente
Non si tedi se il linguaggio qui usato può apparire salace e irrispettoso delle Istituzioni; Le chiediamo semplicemente di leggere fino in fondo questo documento frutto della disperazione di circa 2000 operatori del settore, distribuiti in circa 150 Enti, alcuni dei quali, anche da 60 mesi non hanno corrisposto gli emolumenti spettanti ai dipendenti.
In tema di nefandezze operate dalla “politica siciliana” balza all’attenzione della pubblica opinione l’assoluto abbandono normativo che da oltre un quarto di secolo contraddistingue l’azione amministrativo-finanziaria della Regione Siciliana e delle Amministrazioni comunali (recentemente sottolineato dalla Corte dei Conti – Delibera n. 112/2015/PAR nella parte che si riferisce al mancato recepimento del D.Lgs 207/2001 “……….. Tuttavia, ad oggi, l’interposizione del legislatore regionale, a ben 14 anni di distanza dall’entrata in vigore della normativa nazionale di riforma, non si è ancora realizzata…….)
E’ utile ricordare il decreto legislativo n. 207 del 2001 con il quale in aderenza all’art. 10 della legge n. 328/2000 sono stati indicati i principi generali per la trasformazione delle II.PP.A.B. in Aziende di servizi alla persona (ASP) o in Fondazioni di diritto privato. Secondo tali principi queste piccole realtà, attraverso i meccanismi delle fusioni , incorporazioni ed estinzioni, potevano assumere maggiore valenza imprenditoriale per essere incisive sul territorio e sul mercato consentendo, in tal modo, il sostenimento dei costi e il mantenimento dei livelli occupazionali.
Si tenga conto, inoltre, che la parte normativa tuttora vigente introdotta con la legge di riforma dell’assistenza in Sicilia n. 22 del 9 maggio 1986 che, fra l’altro, identifica le II.PP.A.B. come enti pubblici strumentali del Comune, con la quale sono chiamate ad operare attraverso LA STIPULA DELLE CONVENZIONI (mai fatta valere dalla regione quale organo di controllo) che il Legislatore regionale dell’epoca ha inteso finalizzare anche e soprattutto al
raggiungimento del loro equilibrio economico-finanziario (art. 66 L.R.22/05/1986).
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In un mondo contraddistinto dal progresso tecnologico, da cambiamenti sociali e di stili di vita, da continue riforme fiscali ed amministrativo-organizzative operate in tutti i settori dello Stato, in controtendenza rispetto alle politiche dell’attuale Governo di sistemazione di precari a livello nazionale ed europeo ecc., l’unica idea di cambiamento della politica Siciliana per questi Enti sembra oramai indirizzata alla paralisi delle attività assistenziali PER FINI POCO CHIARI senza nessuna soluzione, ne di estinzione dell’Ente o alternativa seria a favore dei dipendenti, se non, dall’alta burocrazia ventilato, la messa in mobilità per disponibilità del personale di ruolo, cosa che diventa la scelta più facile ma non la scelta giusta.
MA TUTTO QUESTO NON È COMPETENZA DEL PERSONALE CHE, CONTINUANDO AD ASSICURARE L’ESPLETAMENTO DEI SERVIZI, GIUSTAMENTE VUOLE RICEVERE LO STIPENDIO.
E.mo Sig.Presidente
Riteniamo che fino ad oggi tutti i sottoscritti, con grande senso di responsabilità, con professionalità, amore e dedizione, E SENZA STIPENDIO, non hanno ridotto l’intensità del proprio operato in favore delle fasce più deboli della società come gli anziani, i minori ed oggi gli immigrati. Per cui oggi risulta legittimo chiedere alla Regione, ai Comuni ed ai Consigli di Amministrazione, che non hanno pagato lo stipendio ai dipendenti, di assumersi le loro responsabilità. Se i dipendenti si fermeranno, l’opinione pubblica e la magistratura “il Conto” dei disservizi lo chiederanno a loro e non ai dipendenti. Finalmente questo lo abbiamo capito!
Sembra quindi legittimo chiedere un Suo autorevole intervento affinché finalmente venga sciolto il dilemma se, cioè, le II.PP.A.B. per la Regione siano
UNA RISORSA OD UN PROBLEMA
Se sono una risorsa allora è assoluto dovere della Regione operare affinché LA FUNZIONE SOCIALE PUBBLICA DELLE II.PP.A.B. SICILIANE VENGA URGENTEMENTE RIAFFERMATA ricostituendo le condizioni economico-finanziarie per corrispondere gli emolumenti ai dipendenti, provvedendo nel contempo con sollecitudine ad introdurre un nuovo modello di riferimento nel welfare locale pubblico, già assegnato dalla legge nazionale n. 328/2000 alle II.PP.A.B, ed omesso dalla Regione Siciliana, perché divengano veri centri di servizio alla persona partecipanti alla programmazione ed operanti nel territorio per la gestione dei servizi
E.mo Sig.Presidente
Probabilmente, sotto un diverso aspetto, le II.PP.A.B per la Regione e per i Sindaci costituiscono una risorsa per la nomina “politica” dei Commissari straordinari i quali vengono lautamente remunerati contrariamente ai Consigli di Amministrazione che vanno a sostituire. Del resto, le modalità per la nomina dei suddetti organi di amministrazione straordinaria,(possibilità di iscrizione all’albo senza limiti di tempo, qualche volta anche senza iscrizione all’Albo) inducono questo comitato di base a ritenere che LA RIFORMA IN SICILIA NON VERRA’ MAI ADOTTATA per l’opportunità politica del conferimento di incarichi consentita e autorizzata dalla vigente situazione.
E.mo Sig.Presidente
Si disegnano le II.PP.A.B. come Enti MANGIA SOLDI PUBBLICI o come l’Attuale Governatore le ha apostrofate di recente “….dei pozzi senza fondo…”
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Proviamo a dare i numeri. La regione per l’anno 2014 ha speso €. 4.245.000,00 (miserie) di cui, €. 1.000.000,00 annuo RITORNANO NELLE TASCHE dei commissari straordinari nominati dall’On. ASSESSORE (circa 50 commissari ad oggi nominati). Quindi il 25% ritorna alla Regione.
Ma la cosa che sorprende ed indigna maggiormente è la continua mediatica criminalizzazione delle II.PP.A.B. operata, nei fatti, oltre che dalla “politica” dai Sindaci ed anche dalla Burocrazia dell’Assessorato della Famiglia.
Proviamo a fare venire fuori alcune verità ?
Se si esamina l’incremento complessivo del disavanzo di amministrazione delle 150 IPAB (circa €. 35.000.000,00) tra il 2012 ed il 2013 (ultimo accertato) esso è aumentato di circa €. 2.000.000,00.
Ciò determina che l’incremento del disavanzo (in tempo di crisi) è prodotto per il 50% da 150 Enti che assistono amorevolmente 2000 utenti tra essi molti non autosufficienti, e che devono pagare lo stipendio a 2000 operatori
E DAL 50% DALLA REGIONE SICILIANA PER CONSENTIRE IL PAGAMENTO DEI COMPENSI AI COMMISSARI STRAORDINARI.
ALLORA, se ancora oggi il 50% del disavanzo delle II.PP.A.B. è prodotto dalla Regione Siciliana, delle due l’una, o si procede ad operare urgentemente per una riforma che tenga assolutamente conto DELLA SOSTENIBILITA’ dei costi degli Enti, o questo Comitato dovrà operare con ben altro atteggiamento di lotta anche attraverso il ricorso alla magistratura, per il riconoscimento del proprio status di dipendenti pubblici.
E.mo Sig.Presidente
Riteniamo infine utile sottoporre alle Sue valutazioni, come l’assoluto abbandono normativo, come l’allungamento della vita e la presenza numerosa di badanti straniere, dall’altra, abbiano già da parecchi anni determinato un cambio nelle motivazioni che in passato hanno giustificato le richieste di ricovero di soggetti in età avanzata, oggi in prevalenza dovute a bisogni di assistenza per soggetti non autosufficienti spesso affetti da varie patologie e disabilità, con conseguenti problemi per gli Enti sia per l’adeguamento degli standards sotto il profilo organizzativo – strutturale, che per la notevole incidenza degli oneri socio-sanitari che hanno fatto lievitare i costi dei servizi non essendo stati mai rimborsati da alcuno. (si legga art. 1 DECRETO PRESIDENZIALE 29 GIUGNO 1988 Standard strutturali ed organizzativi dei servizi e degli interventi socio assistenziali previsti dalla legge regionale 9 Maggio n. 22 “….. Poiché per alcuni servizi e strutture sono previsti operatori sanitari, si precisa che devono intendersi prestazioni sanitarie od attività di rilievo sanitario connesse con le attività socio – assistenziali , tutte le attività espletate da figure professionali mediche e paramediche. A tal fine alle stesse, al pari della fornitura del materiale sanitario relativo, devono di norma provvedere le UU.SS.LL. con proprio personale o attraverso apposite convenzioni. Qualora si provveda il comune anche in convenzione) perché non altrimenti possibile, il relativo onere dovrà essere a carico dell’U.S.L. di riferimento……..”)
E’ DA 30 ANNI CHE LO GRIDIAMO MA LA NOSTRA VOCE RIMANE CLAMANTE NEL DESERTO.
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E’ la contraddizione di chi (la politica e la burocrazia) predica bene e razzola male (che nausea)! Ci domandiamo quale sia il vero interesse che ispira la politica regionale e locale:
forse il consistente patrimonio delle II.PP.A.B.?
Se occorre snellire la struttura organizzativa delle II.PP.A.B lo si faccia con urgenza senza farlo pagare ai lavoratori ed alle loro famiglie.
Intanto l’esortiamo a sollecitare la Regione affinché provveda innanzi tutto a garantire la continuità dei servizi attualmente gestiti senza l’alibi del falso rigore finanziario provvedendo a rimpinguare il CAP. 183307 del bilancio della regione necessario a pagare gli stipendi ai dipendenti ai sensi dell’art. 66 della L.. 22/86 e come disposto dalla L.R. 71/82 per ridare dignità ai dipendenti e ripristinare la situazione di illegalità.
Il tema dell’illegalità, piaccia o non piaccia all’attuale esecutivo, sta per essere rimesso in primo piano dagli Enti i quali hanno già presentato al TAR SICILIA Palermo apposito ricorso collettivo, necessario per scongiurare l’ipotesi di dissesto finanziario che produrrebbe inevitabilmente l’estinzione degli Enti e l’applicazione della normativa tuttora in vigore, recentemente fatta valere dal CGA per una struttura dell’isola, di subentro dei Comuni in tutti i rapporti attivi e passivi compreso il personale dipendente. Ipotesi, quest’ultima che affascina tanto il personale dipendente.
E.mo Sig.Presidente
Questo è l’appello accorato che umili lavoratori, che ogni giorno sono a contatto con lutti depressioni ed urina, rivolgono alla sua autorevolissima persona. Vogliamo salvaguardare il nostro posto di lavoro, continuando a dare servizi alle fasce più deboli della popolazione per cui, lungi dal presentare minacce ma umili richieste di aiuto, vogliamo solo fare conoscere il dramma non del singolo individuo ma di intere famiglie. Vogliamo potere dire che l’indifferenza spietata di chi legifera, tagliando i viveri ad oltranza, ha varcato la soglia del problema individuale ed é diventato dramma sociale e collettivo! E’ diventata emergenza sociale, sconfinando nell’inaccettabile, nell’irragionevole e spietato tentativo di debellare questi enti tour court. Costi quel che costi.
E’ il grido disperato di chi giorno dopo giorno vede svanire i propri progetti, i propri sogni, la propria vita. Così, se il danno economico può essere pur sempre quantificabile con numeri e cifre, il danno morale, quello che colpisce la sfera esistenziale e la dignità umana continua ad essere perpetrato, rischia di passare sotto silenzio, corrode gli animi e mina alle basi l’esistenza serena e dignitosa.
DISTINTI E RISPETTOSI OSSEQUI__

 


Con il ricorso all’ecc. Sig. Presidente delle Repubblica attraverso la petizione sottoscritta da 624 operatori e dipedenti delle ii.pp.a.b. di Sicilia, sparsi in 33 strutture presenti in tutte le 9 province, ci viene data la possibilità, in poche righe, di riportare a conoscenza ed alla memoria dell’opinione pubblica lo scenario delle attuali I.P.A.B. siciliane, al fine di sollecitare una riflessione critica sul nostro lavoro, sulla funzione che di fatto esercitiamo nella società, sullo stato di abbandono istituzionale ed umano,  sulle possibili ed eventuali soluzioni previste ed attuabili per porre fine a questo stato di degrado. Non vogliamo puntare il dito su persone, partiti, associazioni o sindacati, ma è fondamentale denunciare l’evidenza: ciò che ha contribuito ad imbrigliarci in una ragnatela perniciosa e distruttiva, intessuta da scelte opportunistiche e spietate che riconducono la grave crisi economica di questi Enti ad una sterile polemica politica, ad una guerra contro le I.P.A.B.  e contro  chi si occupa di  esse.
Appellandoci in primis alla sensibilità del Presidente della Repubblica, con la petizione abbiamo  voluto evitare condotte tendenti alla autoreferenzialità o, peggio ancora, alla commiserazione.
Con essa chiediamo un legame di solidarietà ad ampio raggio in grado di contrastare l’attuale impoverimento congiunto di queste realtà lavorative e dei medesimi lavoratori; chiediamo provvedimenti urgenti; chiediamo un piano di risorse sufficienti, chiediamo l’attivazione di coloro che, in modi differenti sono toccati da queste problematiche, da queste vicissitudini; chiediamo di ridare legittimità alla nostra funzione di operatori sociali. Chiediamo che le nostre sorti non siano nelle mani di pochi potenti, perché pensare al problema solo in termini di gravità è ridurlo a vicende soggettive, non è percepirlo come qualcosa che tocca la vita di tutti, percepirlo nella sua “tragicità” di problema sociale e collettivo.
Le Istituzioni devono rimettere in discussione le scelte errate perpetrate negli anni ed uscire dal circuito dell’insensibilità, dell’insofferenza e del falso rigore economico nei confronti dei dipendenti ormai stremati dalla povertà e dalla vulnerabilità; non basta limitarsi ad interventi tecnici o rifugiarsi in costruzioni idealizzanti, ma bisogna ribadire a tutti costi la propria situazione di abbandono da parte dei governi che, guidati dalla logica economicistica si adoperano per la nostra ineluttabile fine, ritenendo i lavoratori i veri responsabili; a nostro avviso, invece, sono proprio loro i colpevoli perché non si danno da fare. “Troppo facile!”
Noi dipendenti delle ipab consapevoli che il nostro lavoro è fondamentale, troppo importante per essere eliminato e per assistere increduli ed impotenti alla sua distruzione da parte del potere, lanciamo la sfida e siamo pronti a: “denunciare le ingiustizie e le speculazioni, difendere ad ogni costo il nostro posto di lavoro, il nostro futuro, la nostra vita, perché tutte le vite valgono allo stesso modo. Resistere significa urlare alle istituzioni di parlare solo dei temi più urgenti, per dedicarsi ai problemi che sono davvero importanti, in modo che si riesca a dare risposte concrete, costruire un punto di vista differente, cosicché le persone possano sperimentare che il mondo tragico non è solo quello visibile dalle immagini di mondi lontani offerte dai media, ma esiste anche qui ed ora, e noi ne facciamo parte”.
MOVIMENTO DI LOTTA “IPAB NO STIPENDIO NO SERVIZI”
ipab.nostipendio.noservizi@gmail.com