studenti_universitari1“Preso atto della fermezza e del rigore dell’intervento del Miur, e indipendentemente dall’azione ministeriale, la Regione deve fare chiarezza sull’attivazione di corsi di laurea per medici, di corsi di lingua rumena e due convenzioni con l’Asp di Enna e la fondazione Proserpina che fa riferimento all’ex senatore Mirello Crisafulli, che sembra non essere una fondazione, ma una srl, dunque una società a scopo di lucro. Cosa che aggiunge un ulteriore elemento di paradosso”.

Il rettore dell’Università di Catania, Giacomo Pignataro, a Palazzo dei Normanni a Palermo in conferenza stampa, a proposito dei corsi di medicina attivati, a Enna dalla srl Fondazione Proserpina che nella compagine societaria vede l’Università romena ‘Dunarea De Jos’ di Galati, senza l’avallo della Prefettura, né quello dell’Università Kore, che ha preso le distanze dall’operazione. Il caso alcuni giorni fa è finito sul tavolo del ministro dell’Istruzione.


“Abbiamo scritto una lettera al presidente della Regione – ha aggiunto Pignataro – sottolineando elementi di incoerenza. Chiediamo lo stop dei corsi”. A chi ha chiesto come sia possibile alla luce della normativa vigente che la Regione abbia stipulato convenzioni di questa natura e privi di un fondamento giuridico a detta dei rettori, il rettore di Messina Pietro Navarra ha risposto: “non ce lo spieghiamo e per questo chiediamo al parlamento siciliano un intervento, affinché i due assessorati Formazione e Sanità revochino le convenzioni, che è dannosa per tutte le università del Paese e per la formazione di professionisti”.

“È falso che le tre università siciliane abbiamo chiesto una riduzione dei posti per i corsi di laurea in medicina”, ha aggiunto Pignataro. “Avevamo mille posti l’anno scorso – ha osservato -, abbiamo saputo che la Regione aveva chiesto una riduzione a 500, siamo riusciti a fermarla e ad ottenerne 750″.

LA RISPOSTA ROMENA. il rettore dell’università romena Iulian Gabriel Bjrsan difende l’iniziativa di Crisafulli.”Ci appare sopra le righe la reazione e il comportamento del Ministero dell’Istruzione italiano che sa benissimo che la nostra iniziativa è perfettamente legale”.

“In qualità di Rettore dell’ Università “Dunarea de Jos” di Galati – scrive in una nota il rettore – mi sento di assicurare che i corsi di Medicina e Professioni Sanitarie si svolgeranno nel pieno e totale rispetto della normativa Comunitaria. Questi corsi sono stati previamente valutati ed approvati sia dall’ Agenzia Romena per l’Assicurazione della Qualità nell’ istruzione Superiore, componente effettivo dell’Agenzia Europea per l’assicurazione della qualità dell’istruzione superiore negli Stati Membri iscritta nel Registro Europeo per l’assicurazione della qualità dell’istruzione superiore e che rende validi i titoli di studio acquisiti in tutti i Paesi del Unione Europea, e quindi dal Governo Romeno”.

“In tal senso il governo Romeno ha emesso il Decreto n. 781 pubblicato nel Bollettino Ufficiale in data 23 Settembre 2015, che approva ed attiva i corsi di laurea in Medicina e Professioni Sanitarie a Enna, – prosegue – nel pieno rispetto della Disciplina sulla materia dell’Unione Europea Atteso che si tratta di una semplice estensione didattica dei nostri corsi di laurea di Medicina e Professioni Sanitarie, con personale docente Romeno e che inquadra i ragazzi iscritti come tutti gli studenti dell’ Università Dunarea de Jos a Galati”.

“Voglio ricordare che l’educazione non è solo un diritto ma una responsabilità – conclude -. L’istituzione che coordino ha una tradizione essendo un centro di ricerca accademica, valutati dell’Aracis con alto grado di fiducia”.

L’ASSOCIAZIONE DEGLI STUDENTI. L’Unione degli universitari prende posizione. “Basta prese in giro! Il caso di Enna è solo l’ultimo di una serie di tentativi di eludere il sistema a numero chiuso previsto nell’università italiana come, ad esempio, l’Università di Tor Vergata che da anni prevede, a costi assai elevati, corsi a numero aperto in Albania”.

“La vicenda di Enna – afferma Jacopo Dionisio, coordinatore nazionale dell’Udu – va affrontata non come uno scontro tutto interno al Pd, tra Crisafulli e il sottosegretario Faraone, ma come una questione di rilevanza nazionale. Va ribadito con forza che non esistono scorciatoie, riservate a chi ne ha le possibilità economiche, per eludere il numero chiuso: va, invece, smontato l’attuale modello”.

“L’Udu si è da sempre battuta per un’università che sia accessibile a tutti e che non lasci canali preferenziali riservati ai più abbienti. Ora – conclude Dionisio – non si può più scherzare. Basta slogan! Siamo stufi di dover assistere a dichiarazioni vuote, a cui poi non seguono mai fatti concreti. Il Ministro Giannini e il Miur devono impegnarsi a convocare in tempi assai rapidi un tavolo di confronto sul numero chiuso, che da tempo hanno promesso, per superare definitivamente un sistema che giorno dopo giorno dimostra tutti i propri limiti”.