Cinque condanne, tra medici e infermieri, per la morte di Valeria Lembo, la mamma trentaquattrenne uccisa nel 2011 a Palermo da una dose eccessiva di un farmaco chemioterapico.
Il giudice monocratico Claudia Rosini ha condannato a 4 anni e sei mesi, per omicidio colposo, l’ex primario di Oncologia del Policlinico e a sette la collega accusata, oltre che di omicidio colposo, anche di falso; a sei anni e mezzo lo specializzando , anche lui accusato di omicidio colposo e falso. Quattro anni ciascuna alle infermiere professionali accusate di omicidio colposo. Assolto lo studente universitario.
La vicenda nasce dall’inchiesta sulla morte della paziente, malata di linfoma di Hodgkin, alla quale fu iniettata per sbaglio una dose di un farmaco chemioterapico dieci volte superiore a quella necessaria che si rivelò letale.
I parenti della Lembo sono scoppiati in un pianto liberatorio. “La giustizia funziona – ha detto la madre, Maria Rosa D’Amico -. Mia figlia ha avuto giustizia. Sono contenta per lei e per suo figlio. Speriamo che questo serva per evitare che episodi simili accadano anche in futuro”.
“Giustizia è fatta”, dicono gli zii e i cugini. In silenzio ha ascoltato la sentenza il marito di Valeria, Tiziana Fiordilino. “Sono felice – ha commentato dopo – perché il giudice ha riconosciuto le responsabilità di chi ha sbagliato. La nostra tragedia rimane la stessa. Sono contento però dell’interdizione dalla professione che il giudice ha voluto riconoscere perché questo può impedire che succedano le stesse cose in futuro”.
I due coniugi hanno anche un bambino di tre anni. “Mi chiede sempre della mamma – ha detto -. Ovviamente non sa nulla del processo. Ogni volta che c’è stata un’udienza, gli abbiamo detto che andavamo dal dentista. Un giorno gli spiegherò la verità”. “Niente può restituirci Valeria – ha detto la zia Anna Maria D’Amico -, però oggi abbiamo avuto almeno giustizia, con un giudice che è andato oltre le richieste dei magistrati, dando il massimo della pena”.













