L’invito è per un incontro serale, ciò che ne scaturirà dopo, sarà per tutta la vita. Un invito simile a quello che riporta, come data, l’inizio dell’anno giubilare della Misericordia: era l’8 dicembre scorso e papa Francesco chiedeva di aprire le porte -quella Santa e quelle dei cuori- al passaggio regale della Misericordia. Giovedì, 24 novembre, a conclusione di questo anno giubilare, vogliamo provare a fare un bilancio di ciò che in questo anno è cambiato e cosa deve ancora cambiare. Dentro e fuori di noi. Assieme ad un sacerdote carismatico, don Marco Pozza, tenteremo di uscire dalla lunga notte in cui alcune storie sembrano buie, per sviscerare una realtà -intrisa talvolta di pregiudizi- che è vicina alla vita di ciascuno di noi più di quanto possiamo immaginare.
“MAI DIRE MAI – La Misericordia è la più alta forma di ingiustizia”, questo il titolo dell’evento che si terrà giovedì 24 novembre alle 20:30 nella Chiesa di Santa Chiara, organizzato dal Circolo La Croce di Canicattì -con il patrocinio del Dipartimento Pastorale della curia Arcivescovile di Agrigento- assieme alla numerosa ed entusiasta collaborazione della maggior parte dei movimenti ecclesiali cittadini: un asse laico, dentro la Chiesa e per la Chiesa, che ha la finalità di rafforzare i legami tra il Vescovo e le varie comunità, in linea con le direttive pastorali relative alla nuova evangelizzazione e alla “Chiesa in uscita”. E’, dunque, un evento importante per tutta la Diocesi di Agrigento.
L’incontro ha come relatore don Marco Pozza, cappellano del carcere di massima sicurezza Due Palazzi di Padova. Ogni detenuto è una storia, un volto, un percorso. Le loro storie sono uno specchio rotto del nostro passaggio sulla terra. E’ cosa difficile aggiustarle, ma conoscere le ragioni di una rottura può rompere i tabù e aiutare a penetrare le sbarre dietro alle quali sono trincerate tante vite.
Don Marco -sacerdote, teologo e scrittore- si racconterà e racconterà ciò che è inferno e ciò che inferno si pensa ma non lo è: anche nelle periferie esistenziali più dimenticate la grazia di Dio continua ad accreditare fiducia all’uomo che sbaglia. La regola, come la giustizia, è uguale per tutti: a qualsiasi livello l’uomo non è lo sbaglio che ha commesso. Anche papa Francesco, nel giorno del Giubileo dei carcerati, ha dichiarato: «A volte, una certa ipocrisia spinge a vedere nei carcerati persone che hanno sbagliato, per le quali l’unica via è quella del carcere. Non si pensa alla possibilità di cambiare vita, c’è poca fiducia nella riabilitazione. Ma in questo modo si dimentica che spesso tutti siamo prigionieri senza rendercene conto». I galeotti non fanno più paura, se vengono amati: il lupo perde il pelo, con l’amore perde anche il vizio. Le vite slabbrate dei detenuti possono, dunque, diventare vite graziate. Basta appellarsi ad una misericordia che, senza giustificare il male compiuto, possa indicare loro da che parte sta il bene, dove sta di casa la speranza, e qual’è la strada da imboccare per andare verso il futuro. Anche i lupi più randagi, in fondo, possono essere addomesticati, come ci insegna san Francesco. Mai dire mai, dunque. Un piccolo gioco di parole per indicare che dall’inferno si può tornare, o ci si può finire. Errare è umano, nello spazio dell’errore si trova, spesso, lo spazio di una crescita.
La cittadinanza tutta è invitata a partecipare a questa occasione di crescita morale, sociale e spirituale. Ingresso libero, posti a sedere.
«Un prete da galera». Sin dai primi tempi del suo sacerdozio, don Marco, ha scelto di fare della strada il suo salotto: mostrare, prestando la voce, quanto di vasto sia nascosto dietro la miseria, è la posta in gioco del suo essere uomo e sacerdote. Una sfida che è anche l’immagine stessa di Chiesa da lui sposata, prendendola a prestito da un’espressione di San Giovanni XXXIII: «Non siamo al mondo per custodire un museo, ma per coltivare un giardino». Amatissimo dai ragazzi (ai quali da appuntamento nel suo frequentatissimo sito emblematicamente intitolato www.sullastradadiemmaus.it), ogni mattina rilancia a se stesso la sfida ricominciando da dietro-le-sbarre del carcere: sembra che dall’incontro coi poveri qualcuno ne esca sfigurato.
I titoli stessi dei suoi romanzi sono su questa lunghezza d’onda: Penultima lucertola a destra. La sconfitta è l’arma segreta dei vincitori (Marietti, 2011), Contropiede. La vittoria è impossibile solo per chi non va in fondo ai propri sogni (San Paolo, 2012). Anche i suoi saggi non sono da meno: L’imbarazzo di Dio (San Paolo, 2014), L’agguato di Dio (San Paolo, 2015). Non solo titoli: anche traiettorie. Don Marco Pozza collabora anche con la Rai nel programma “A sua immagine”, e con Tv2000 nel programma “Bel tempo si spera”. A giugno 2016 don Marco Pozza vince anche il Premio Biagio Agnes per il giornalismo.
Elettra Ferrigno












