Gli autotrasportatori provenienti o diretti in Campania per potere scaricare o caricare la merce nel mercato di Vittoria (Ragusa), il secondo d’Italia per volume di traffico nel settore dell’ortofrutta, dovevano pagare una mazzetta compresa tra i 50 e 100 euro a operazione. Il ‘pizzo’ aveva un nome dolce (“babà”, “marmellata”, “cioccolata”), ma un costo salato per le vittime che però pagavano perché temevano di non potere lavorare.
E’ quanto emerge dall’inchiesta ‘Truck express’ della Dda della Procura di Catania.
Le vittime, oltre al ‘pizzo’, secondo l’accusa, versavano all’agenzia anche una provvigione che veniva regolarmente fatturata. I due, indagati per estorsione aggravata dal metodo mafioso, sono indicati dalla Procura di Catania come “vicini alla Stidda e a Cosa nostra e in stretti rapporti con il clan dei Casalesi”.
Il procuratore Carmelo Zuccaro ha sottolineano come “le estorsioni riscontrate ad autotrasportatori campani segnalano l’esistenza di un fenomeno diffuso e strutturale non limitabile ai singoli episodi contestati”.
Ci sono alcuni casi ancora in corso di valutazione e “alcune vittime hanno preferito, a dispetto degli elementi indiziari raccolti dalle Fiamme Gialle di Catania, non ammettere il pagamento del cosiddetto ‘babà'”













