Il titolo dato quest’anno alla Settimana Mondiale della Tiroide è “La tiroide è energia”. Intervistiamo sull’argomento Concetto Regalbuto, responsabile del Centro per le Malattie Tiroidee dell’Azienda Ospedaliera Garibaldi Presidio di Nesima.
Prof Regalbuto, perché questo titolo alla edizione del 2018?
“Questa ghiandola produce gli ormoni tiroidei che regolano importanti processi durante tutta la vita: essi favoriscono l’accrescimento corporeo e neuropsichico e sono fondamentali per il buon funzionamento del cuore e del tessuto scheletrico, per il metabolismo osseo, dei grassi, degli zuccheri e delle proteine e per il mantenimento dell’equilibrio energetico. Insieme ad altri ormoni ci consente di mantenere le nostre ‘scorte energetiche’ e di utilizzarle in caso di necessità. Agisce inoltre sulla produzione di calore e consente di mantenere costante la temperatura del nostro corpo. E’ quindi una delle fonti principali di energia del nostro organismo”.
Qual è la causa più frequente di patologia tiroidea?
“La causa più frequente di patologia tiroidea è la carenza di iodio, che è il costituente essenziale nella struttura biochimica dell’ormone tiroideo. La presenza di un aumento di volume della tiroide (gozzo), dipende spesso dalla carenza dello stato nutrizionale di iodio. Generalmente lo iodio disponibile negli alimenti è scarso: gli alimenti contengono infatti basse concentrazioni di iodio a causa delle scarse quantità di questo elemento nel suolo in vaste aree del nostro pianeta. Per prevenire la carenza iodica è necessario che l’alimentazione quotidiana sia quanto più possibile varia e preveda il consumo di pesce, latte e formaggi, che sono i cibi a più alto contenuto di iodio. La carenza iodica può provocare, a seconda dell’età della vita in cui si verifica e dell’entità, riduzione del quoziente intellettivo, deficit neurologici “minori”, gozzo, formazione di noduli e ipo o ipertiroidismo. Per prevenirla è necessario che l’alimentazione quotidiana sia quanto più possibile varia e preveda il consumo di cibi a più alto contenuto del micronutriente e venga supplementata con sale arricchito di iodio (sale iodato). I bambini e le donne in gravidanza sono più vulnerabili nei confronti degli effetti avversi della carenza iodica. Se l’apporto di iodio con la dieta non è sufficiente a soddisfare il fabbisogno della madre e del feto, si può instaurare una condizione di ipotiroidismo materno o materno-fetale, le cui conseguenze sono tanto più gravi quanto più marcato e protratto è il deficit ormonale, compromettendo lo sviluppo intellettivo e cognitivo del nascituro. Il fabbisogno di iodio è aumentato anche durante l’allattamento”.
Cosa sono i noduli tiroidei?
“La patologia nodulare è spesso dovuta proprio alla carenza iodica, ma anche a una predisposizione genetica. I noduli tiroidei sono palpabili nel 5% dei soggetti, ma noduli di piccole dimensioni, rilevabili con l’esame ecografico, sono presenti nel 50-60% della popolazione generale. Il gozzo nodulare è quasi sempre benigno e necessita solo di regolari controlli nel tempo”.
Quale la situazione epidemiologica in Sicilia?
“E’ stato documentato che, soprattutto negli anni passati, ampie zone della Sicilia erano caratterizzate da un’elevata incidenza di queste patologie connesse alla carenza iodica. La prevenzione delle diverse patologie connesse alla carenza iodica si basa dunque sull’aumento dell’apporto iodico alla popolazione (iodoprofilassi): il sistema più semplice e meno costoso è basato sull’utilizzo del sale iodato. La profilassi iodica con sale fortificato con iodio (secondo una legge del 2005) è una strategia compatibile con la riduzione del consumo di sale da cucina e quindi di sodio per prevenire i danni causati dall’eccesso di sodio a livello cardiovascolare e renale. Sono sufficienti meno di 5 gr di sale iodato al giorno a garantire l’ottimizzazione della nutrizione iodica (150 microgrammi di iodio al giorno); in alcune condizioni (quali gravidanza e allattamento) tale fabbisogno giornaliero aumenta fino a 250-300 microgrammi al giorno e tale quota può essere raggiunta con l’utilizzo di integratori contenenti iodio. Negli ultimi anni, grazie a una serie di campagne sulla iodoprofilassi, condotte da me come responsabile anche dell’Osservatorio Regionale per il Monitoraggio della Iodoprofilassi nella Regione Sicilia, il consumo di sale iodato, in Sicilia, che, negli anni ‘90, era inferiore all’1% del consumo totale di sale, ha quasi raggiunto il 50% del totale. Tale percentuale è purtroppo ancora lontana dall’obiettivo del 90% che rappresenta la soglia convenzionale indicativa di profilassi universale. Ciò nonostante, grazie a queste informazioni di prevenzione, se nei decenni passati la prevalenza del gozzo variava grandemente nelle diverse zone della Sicilia tra il 10 e il 70% della popolazione scolare esaminata, oggi tale prevalenza nelle aree suddette è scesa intorno al 5%, valore soglia massimo per non considerare quell’area come endemia gozzigena. Frequenti sono anche le alterazioni della funzione tiroidea nella popolazione in generale. L’ipotiroidismo si riscontra in forma lieve in quasi il 10% della popolazione e, come per i noduli, aumenta con l’età. La causa più frequente di ipotiroidismo è la tiroidite cronica di Hashimoto, che riconosce un’origine autoimmune e una forte predisposizione genetica: esso si corregge agevolmente con l’assunzione di ormone tiroideo che ha come obiettivo non solo la normalizzazione dei valori ormonali, ma anche la correzione dei disturbi legati all’ipofunzione tiroidea. L’ipertiroidismo colpisce fino al 2-3% della popolazione generale nella sua forma clinicamente manifesta. Anche l’ipertiroidismo può avere un’origine autoimmune (morbo di Basedow) e in questo caso colpisce soprattutto le donne in età giovane/adulta. Nella popolazione più anziana, proveniente da aree iodocarenti, l’ipertiroidismo è frequente e causato da noduli tiroidei iperfunzionanti. L’ipertiroidismo si cura invece con farmaci che bloccano la produzione ormonale e, nei casi in cui è richiesto il trattamento definitivo, mediante terapia radiometabolica con 131-I o chirurgia”.
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