<<La via per salvare la nostra agricoltura dalla siccità ed evitare di perdere centinaia di posti di lavoro passadalla ricerca di nuove fonti di approvvigionamento idrico>>.
Lo ha detto l’assessore all’Agricoltura, Antonio Gallo, che ha annunciato la costituzione di un tavolo tecnicoregionale, al quale parteciperà, e che si svolgerà a Palermo, lunedì 23 luglio, presso l’Assessorato regionale dell’Energia e dei Servizi di Pubblica Utilità.
Il tavolo tecnico è stato convocato in seguito ad una richiesta avanzata dallo stesso assessore Gallo pertrovare urgentemente una soluzione concreta al problema irriguo dell’agricoltura del comprensorio di Delia.
<<L’agricoltura – ha detto il sindaco Gianfilippo Bancheri è un settore fortemente strategico per i nostri territori non solo per la produttività aziendale ma sopratutto perché è in grado più degli altri fattori di invertire il flusso migratorio che da anni sta spopolando molti paesi dell’entroterra siciliano. E’ necessario quindi che si trovi urgentemente una soluzione al problema idrico che se non affrontato adeguatamente avrebbe delle conseguenze economiche irreparabili>>.
Gli imprenditori e gli operatori del settore agricolo sono preoccupati. Manca l’acqua per irrigare. Le piogge in Sicilia sono quasi assenti in estate. Nella provincia di Caltanissetta la media delle precipitazioni per un lungo periodo ha fatto registrare valori insufficienti a sostenere le attuali esigenze agricole.
<<Finalmente uno spiraglio – ha detto l’assessore Antonio Gallo. A Palermo porteremo le ragioni dellavalidità della nostra proposta che, sono sicuro, verrà presa in seria considerazione. Potremmo risolvere cosìun problema vitale per la nostra agricoltura, almeno per il periodo estivo>>.
Per Gallo <<servono 4 milioni di metri cubi d’acqua per soddisfare le esigenze degli attuali 600 ettari di colture frutticole specializzate, che potrebbero arrivare a 1000 in presenza di risorse idriche sufficienti. Si stima che ogni ettaro ha bisogno di 4 mila metri cubi d’acqua all’anno>>.
<<Per ogni ettaro coltivato – aggiunge Gallo – sono richieste 80 giornate lavorative l’anno. In totale, fanno 48.000 giornate lavorative. E’ chiaro che se non si trova l’acqua per irrigare, sono a rischio 500 lavoratori che perderebbero salari, indennità di disoccupazione e assegni per i rispettivi nuclei familiari e che vedrebbero interrotta la loro carriera contributiva con le conseguenze previdenziali che si possono immaginare. Da considerare anche l’inattivazione dell’indotto (noleggi, trasporti, redditi aziendali, fitofarmaci) e le eventuali conseguenze fiscali (riduzione delle rendite catastali, minore gettito Irpef e Irap>>.














