L’aumento della Tari per il 2018 era previsto. Anzi, è stabilito nel Piano economico e finanziario (Pef) approvato dalla commissaria Brandara nel marzo scorso. Atto propedeutico essenziale al servizio di pubblica gestione dei rifiuti. Basato per legge sulla rendicontazione dei relativi costi e benefici e sull’indicazione e le motivazioni delle modifiche rispetto al piano dell’anno precedente. Senza il Pef ogni piano di modulazione o rimodulazione tariffaria della Tari, in presenza di eventuali ricorsi, viene annullata dalla Commissione tributaria regionale. Tutto il cancan politico esploso ora, con le bollette già recapitate ai cittadini, sa solo di demagogia. Bisognava farlo nella primavera scorsa, quando (tra l’altro) si era in campagna elettorale. Ma allora si diceva dal pulpito tutto l’opposto, naturalmente. E cioè che “mai e poi mai” le tariffe Tari, già alle stelle, sarebbero state aumentate. Oppure bisognava farlo il 4 settembre scorso: quando, su input della Giunta, la maggioranza del Consiglio ha votato nel quasi silenzio generale, senza proporre dunque una sia pur minima modifica tariffaria, quanto già disposto dalla commissaria Brandara. Che in previsione del maggiore costo del servizio, dovuto in larga parte al conferimento dei rifiuti in discariche più lontane, ma anche tenendo conto del fatto che nessuna iniziativa di raccolta differenziata per diminuire le spese di gestione era stata avviata, ha disposto un aumento tariffario del 20 per cento per le tasche dei cittadini. L’onorevole Pullara sa bene che il pagamento della Tari non può essere sospeso. Neppure quello della sola terza rata, da lui proposto ieri al sindaco. Perché metterebbe il primo cittadino e l’assessore al bilancio nelle condizioni di doversi smentire a distanza di pochi giorni. Hanno detto infatti che questo ha disposto la Commissaria, questa è la situazione che hanno trovato, questa la legge: che l’aumento del servizio dei rifiuti è cioè a totale carico dei cittadini. E poi perché li metterebbe, metterebbe la giunta in forte difficoltà, tenuto conto del bilancio comunale da approvare quanto prima e che la “voce rifiuti” è quella che grava di più nel rapporto entrate uscite. I tempi che Lei propone, onorevole Pullara, sono piuttosto lunghi. Bisognerebbe, Lei dice, istituire una commissione per accertare le responsabilità pregresse sulla gestione dei rifiuti, causa delle attuali condizioni di tariffe elevate a fronte di un servizio inefficiente, inviare tutto alla Corte dei Conti e far pagare i veri responsabili. Ma ha idea di quanto tempo occorre? E il comune di Licata, finanziariamente allo stremo, come fa nel frattempo a gestire l’urgenza delle spese correnti per i rifiuti e a rispettare i tempi per l’approvazione del suo bilancio generale, pena la decadenza della giunta e del consiglio comunale? Qualcosa si poteva fare, ma prima. Ora è troppo tardi. L’amministrazione, in carica da sei mesi, sapeva come stavano le cose e poteva studiare in tempo i rimedi cui eventualmente ricorrere per tassare di meno i licatesi. Ma forse ha ritenuto – e questo è un errore politico – che bastava dire: questa situazione l’abbiamo trovata, non è nostra la colpa. Poco per non ritenere giuste le proteste dei cittadini. Una sola cosa rimane da fare (o da chiarire) per alleggerire le bollette. Quella di rivedere i conti. Perché non si capisce per quale motivo, a fronte di un aumento del venti per cento del costo complessivo del servizio, i cittadini trovano oggi nelle bollette un aumento tra il trenta e il quaranta per cento. Qualcosa probabilmente non quadra.

















