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Università, formazione e lavoro, entità separate in Sicilia

Scritto da il 10 dicembre 2018, alle 06:18 | archiviato in Economia, Photo Gallery, Politica, politica sicilia. Puoi seguire ogni risposta attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o un trackback a questo articolo

Se si potesse fare un paragone, la Sicilia potrebbe facilmente essere accostata all’immagine del Polo Sud dal quale, di tanto in tanto, si staccano giganteschi frammenti di ghiaccio che finiscono poi per vagare per mesi nei mari freddi dell’emisfero australe.

Similmente, anno dopo anno, un “pezzo” della nostra isola se ne va senza più tornare indietro.
Ad abbandonare la regione, nella maggior parte dei casi, sono studenti e neolaureati che si spostano nelle aree settentrionali del nostro Paese o all’estero.

Le motivazioni sono facili da immaginare: proseguire il proprio percorso di studi in facoltà con un’offerta formativa migliore e sondare un mercato del lavoro più soddisfacente che offre più opportunità.
I motivi di questa emorragia è perché la Sicilia si conferma tra le peggiori regioni europee come tasso di disoccupazione.

Di tutti questi temi, del lavoro della formazione della disoccupazione si è parlato nella seconda puntata di Botta e Risposta, la trasmissione di Claudio di Gesù. Ospiti della puntata Giovanna Marano assessora del Comune di Palermo, il professore universitario Massimo Costa, Nunzio Reina, di Confesercenti Sicilia, Savo Pipitone Istruttore nazionale BLSD & PBLSD presso Salvamento Agency, Giuseppe Badagliacca, segretario regionale della Fiadel Csa e Ignazio Marchese, giornalista.
Università, formazione e occupazione in Sicilia il tema della trasmissione.

Nel 2017 infatti la nostra regione fa parte delle uniche quattro in Italia ad avere fatto registrare un tasso di disoccupazione di almeno il doppio della media Ue (7,6%), e quindi superiore al 15,2%.

La Sicilia e la Calabria si contendono il primato in Italia siamo attorno al 21,5% e poi ci sono Campania con il 20,9% e la Puglia, 19,1%.

Per fare un raffronto la migliore in Italia è la provincia autonoma di Bolzano, che ha un tasso di disoccupazione del 3,1%, ed è l’unico territorio italiano ad essere rientrato nel gruppo delle 56 regioni europee che hanno fatto registrare una percentuale di almeno la metà rispetto alla media Ue.

La Sicilia è nella top ten di questa classifica poco invidiabile anche per quanto riguarda la disoccupazione giovanile (tra i 15 e i 24 anni): 52,9% per cento.

A confermarlo sarebbero i dati Istat, rielaborati dal servizio statistica del dipartimento Economia della Regione.

Nelle persone di età compresa tra 15 e 29 anni, il tasso di disoccupazione sarebbe sceso dal 45,8% al 44,8%.

Stando agli ultimi dati emersi dal rendiconto per il 2017 della Regione siciliana, nella nostra Isola i disoccupati sarebbero in calo, ma solo perché molti vanno via.

Ad oggi, il numero delle persone occupate in Sicilia si attesta intorno a un milione 367 mila, un numero determinato da leggere riprese in alcuni campi come quello dell’agricoltura, dell’industria (+5,7%) e del terziario.

Sono tantissimi i giovani ragazzi isolani che nel 2017 hanno scelto di studiare fuori dalla Sicilia.

In tutto ben 51.441 che hanno preferito continuare gli studi in atenei del Nord e tra questi, i più gettonati, Pisa, Bologna e Torino.

Giovani che partono in cerca di lavoro e meritocrazia: ogni anno è come se una cittadina si svuotasse.

Per l’Istat, infatti, la Sicilia è fortemente soggetta a una drastica riduzione della popolazione nei prossimi decenni.

Ad oggi nella regione risiedono 5.056.641 abitanti ma, con questi ritmi, entro il 2065 la popolazione residente potrebbe ridursi fino a 3,9 milioni.

In parole povere, più di un milione di siciliani abbandonerà la Sicilia.

Di contro i nuovi nati sono sempre meno e il territorio si sta sempre più popolando di anziani.

Nemmeno il fenomeno migratorio diretto verso la Sicilia potrebbe rivelarsi capace di invertire la tendenza.

Per mostrare l’entità della “strage generazionale” che ha colpito la Sicilia bisogna fare affidamento sui numeri, che raccontano in modo impietoso un’emorragia di cervelli che sembra non avere fine, infierendo su una terra sempre più povera e ignorante.

A lasciare la regione sono infatti per lo più giovani tra i 25 e i 35 anni, soprattutto singoli o coppie con livelli di istruzione medio alti. Ancora più emblematico il dato degli universitari: rispetto all’anno accademico 2016/17 gli iscritti in meno sono ben 8.000.

Su un totale di 155.271 studenti, 14.248 studiano negli atenei del Nord Ovest, 8.945 in quelli del NordEst, 19.210 in quelli del Centro e 7.010 negli altri atenei del Mezzogiorno.

Meglio non va con le scuole: negli ultimi 15 anni il numero complessivo degli iscritti è passato da 769.111 a 642.486.

Un dato che fa il paio con la “grande fuga” dalla Sicilia: dal 2002 ad oggi ha perso oltre 140mila residenti attraverso trasferimenti netti verso altri territori nazionali, mentre i siciliani che hanno trasferito la residenza all’estero negli ultimi quattro anni, dal 2013 al 2016, sono stati quasi 38 mila.

Per fare un solo esempio della situazione drammatica quanto ha raccontato un avvocato palermitano che ha messo un annuncio sui siti per cercare lavoro.

Cercava una persona per le pulizie domestiche, 3 ore settimanali, 8 euro ora (circa), in poche ore sono arrivate mille richieste.

In questo momento di grave crisi stabile resta la spesa sui giochi in Sicilia per il 2017, è stata di 1,1 miliardi di euro, +1% come risulta dall’elaborazione fatta da Agipronews sui dati pubblicati nel Libro Blu dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

Sugli apparecchi da intrattenimento – New Slot e Vlt – la spesa in regione è stata di 484 milioni (erano 462 nel 2016), per lotterie e gratta e vinci il dato è in leggero calo a 169 milioni (170 milioni l’anno precedente), la spesa per il Lotto scende a 260 milioni (rispetto ai 315 milioni del 2016).

Forse in questo lungo periodo buio la ricerche di un cambiamento è legata ad una botta di fortuna, come se non vi fosse alternativa.



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