Una storia contorta e complicata che affonda le sue radici a Favara e che, lentamente, sta facendo emergere tutte le sue verità.
Un contesto condito da soldi rubati ai clienti, da minacce e da ricatti a sfondo sessuale che coinvolgerebbero anche minori.
Proprio per la delicatezza della vicenda e l’urgenza di porre fine a questa storia la Procura di Agrigento (Pm Chiara Bisso) ha dato un notevole impulso alle indagini richiedendo (e ottenendo dal Gip Alessandra Vella) gli arresti domiciliari per i “protagonisti” di questa triste storia. Anche se, uno degli indagati, il personaggio principale di tutta la vicenda, ossia l’ex impiegato delle Poste di Favara, , al momento, è riuscito a sfuggire alla cattura.
Ed è così che i carabinieri della Tenenza di Favara hanno arrestato nelle scorse settimane una coppi, lui originario di Messina lei di Favara, che avrebbero messo in atto una mega estorsione da 250 mila euro nei confronti proprio dell’ex impiegato, 62 anni, di Favara. Quest’ultimo, raggiunto da misura cautelare degli arresti domiciliari, come detto, non è ancora stato trovato.
Secondo la ricostruzione , abilitato ad eseguire operazioni di addebito e accredito dato il suo ex ruolo da sportellista alle Poste, si sarebbe appropriato indebitamente – tra il 2011 ed il 2017 – di una somma pari a circa 570 mila euro distraendo beni mediante prelievi non autorizzati, spesso contestualmente a rimborsi di buoni fruttiferi, occultandoli poi tramite diversi escamotage.
Per questo è accusato di peculato ma non finisce qui.
La seconda accusa nei suoi confronti, quella cardine dell’intera indagine, è di atti sessuali con minore perchè, secondo l’accusa, si sarebbe fotografato i genitali mostrando poi la foto ad una ragazzina alla quale rivolge il brutale invito: “Questa foto dalla a tua madre”.
Proprio questo circostanza sarebbe stata la “chiave” per poterlo ricattare.
Ed è così che entra in gioco la coppia: venendo a sapere del suo “segreto” hanno cominciato a inoltrare richieste sempre più continue di soldi fino ad arrivare ad estorcere una cifra pari a 250 mila euro.
Improvvisamente l’ex dipendente sparisce. Va in Lombardia, poi in Germania: chiede le ferie e, poco dopo, anche una proroga. Nel frattempo gli viene danneggiato il portone di casa, vengono trovate delle scritte e bruciata l’auto.
E capisce che dietro quegli avvertimenti potrebbero esserci la coppia. Li contatta, chiede spiegazioni, ma riceve ulteriori minacce compresa la più grave: “Se non paghi raccontiamo tutto a tua moglie e tua figlia”.
Cosa che realmente avviene mettendo in luce ulteriori gravi abusi sessuali ai danni di altre ragazzine minorenni.
Poi, o comprendendo che non sarebbe uscito fuori da questa torbida vicenda, decide di denunciare e autodenunciarsi presentando querela avanti l’autorità giudiziaria di Milano, querela che è stata trasmessa tempestivamente alla Procura di Agrigento e che ha dato origine ad ulteriori accertamenti disposti dal pubblico ministero Chiara Bisso che conduce l’indagine e che ha chiesto i provvedimenti di cattura (accolti dal Gip)
Ieri, intanto, nel corso dell’udienza davanti al Tribunale del Riesame, la difesa della coppia – rappresentata da Luigi Troja e Samantha Borsellino – ha chiesto la revoca della misura cautelare: “Vivono in regioni diverse, non c’è più il rischio di reiterare il reato o inquinare le prove”.
Si è in attesa della decisione del Gip Alessandra Vella.














