Si fa presto a diventare uno strano paese, basta mettere insieme una serie di elementi. Perché da un po’ di tempo Canicattì è diventata la capitale delle risposte mai date, delle spiegazioni negate, delle opacità sostenute. Voler fare passare sottovoce una cosa che oltre che sul piano giuridico è grave sul piano sociologico è un tentativo che chi fa informazione non può permettere che accada. Il regolamento da loro sottoscritto, vagliato in commissione, e riportato sulla determinazione di giunta e poi da loro stessi calpestato e deriso e reso carta igienica , comunica alla comunità l’assenza di valori e del rispetto delle regole. Non vorremmo che ci si abituasse a tutto ciò e se siamo passati sul fatto che per 6 mesi i nostri vigili urbani sono andati in giro armati con il porto d’armi scaduto, se siamo passati sul furto di segnaletica perpetrata alla zona artigianale, sul percolato di Foro boario, sulla condizione in cui hanno fatto operare alcuni vigili ( vedi in mezzo la monnezza senza forme di protezione e in barba a tutte le disposizioni) alla chiusura del Cam e il sequestro della relativa tramoggia , a tutta una serie di opacità mai spiegate sulla telefonia, sui rifiuti, sull’ufficio tecnico, ci viene da pensare che qualcosa in questa nostra città andrebbe rivista e attenzionata . Certamente fa specie vedere che si va a multare il commerciante che ha messo fuori un vaso di fiori, quando a multarlo sono magari gli stessi che hanno fatto il servizio d’ordine ( ma loro obbediscono a chi invece è distratto) lì dove si mangiava, si beveva e si apparecchiava in barba al regolamento. La cosa più stravolgente è che anche le autorevoli ospiti hanno dovuto interrompere una loro performance perchè quel luogo destinato alla messa in scena di importanti perfomance si era trasformato nel più rumoroso dei SUQ. Qui questa enorme malafigura, purtoppo non vi sono selfie. Ma per restare in tema , forse sarà la “sindrome di Paolini” che ci impegna alla ricerca del selfie perduto e ci impedisce di spiegare e dare giustificazioni a quella comunità che inizia a chiedersi chi sta al timone di questa barca? Magari da tutto ciò potrebbe nascere il prossimo festival che parafrasando quello appena concluso “ il festival dei sapori perduti” potrebbe intitolarsi “ il festival dei valori scaduti” con organizzatori questa volta, che oltre a metterci la faccia , possibilmente ci mettono anche la loro partita iva.












