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Intercultura: la nostra vita tra nuove esperienze scolastiche e attività sportive

Scritto da il 30 novembre 2019, alle 06:29 | archiviato in Cronaca, Eventi provincia, Provincia. Puoi seguire ogni risposta attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o un trackback a questo articolo

Ragazzi di Agrigento di cui andar fieri, simbolo di una nuova generazione di ragazze e ragazzi che vogliono costruire con le proprie forze quello che sarà il loro futuro. In Italia? All’estero? Poco importa: questi studenti fanno parte di una società liquida, i cui confini non sono altro che le autostrade che li traghettano da un Paese all’altro anche nell’arco di pochi giorni, perché questi giovani sanno essere cittadini italiani, ma anche cittadini del mondo, con passaporto sempre pronto alla mano e tanta voglia di affermare se stessi e i propri talenti.

Fanno parte di questa nuova generazione i 5 studenti partiti quest’anno dall’agrigentino per trascorrere un periodo di studio e di vita all’estero con Intercultura. Un’esperienza che può durare dalle poche settimane estive all’intero anno scolastico ma che, in ogni caso, grazie anche al ruolo formativo dei volontari di Intercultura che accompagnano passo passo in ogni fase del percorso questi studenti, aiuta a sviluppare le competenze necessarie per poter avere una marcia in più nella vita lavorativa come in quella personale.

Lo sa bene Francesca Elena Volpe, 17enne, studentessa dell’Istituto Scolastico Sciascia di Agrigento che si trova attualmente in Wisconsin, negli USA per un programma scolastico annuale con Intercultura, grazie ad una borsa di studio INPS. “Come una teenager americana che si rispetti faccio sport e vado alle partite, infatti ho visto la mia prima partita di football! – racconta emozionata –  In questi primi mesi ho praticato pallavolo, è stata un’esperienza stupenda, non solo per lo sport in sé, ma per tutti i legami che si sono creati. Grazie alla squadra ho fatto amicizia, ho iniziato a capire e parlare l’inglese, mi sono sentita parte della mia comunità ospitante e in poco tempo mi sono sentita a casa.

Durante la “Senior night”, ovvero l’ultima partita della stagione, vengono riconosciuti tutti gli studenti dell’ultimo anno che fanno parte della squadra. Quando mi hanno chiamata mi batteva forte il cuore,  sono partiti gli applausi dagli spalti e mi hanno consegnato una busta di regali e lettere da parte delle ragazze della squadra e delle allenatrici. È stato un gesto emozionante e premuroso che non mi sarei mai aspettata. Insomma questi sono solo granelli in confronto a tutto quello che ho scoperto e che è successo fino ad ora ma so per certo che saranno anche questi i momenti che ricorderò per il resto della mia vita.”

 

Francesca dimostra, nel suo racconto, di essere nel pieno processo dello sviluppo della competenza interculturale, la capacità di comunicare e comportarsi in modo efficace e appropriato quando si interagisce con una persona o un gruppo di persone che si percepisce aventi background culturali diversi. Questa capacità si basa su alcune attitudini (ad es., curiosità, rispetto, apertura mentale), conoscenze (ad es., autoconsapevolezza culturale, conoscenze storiche, religiose, politiche, linguistiche, etc.) e abilità (come il pensiero critico). Questi tre componenti mobilitati e orchestrati assieme determinano lo sviluppo di effetti interiori come lo sviluppo di flessibilità, capacità di adattamento, visione etnorelativa ed empatia, ed effetti esteriori ovverosia il comunicare e comportarsi in modo appropriato durante un’interazione interculturale.

E se Francesca sta mettendo alla prova sé stessa, altri 2 adolescenti hanno deciso di vivere e studiare all’estero con i programmi di Intercultura. Il 17enne, Salvatore La Porta dell’ Istituto Scolastico Leonardo di Agrigento, attualmente in Giappone, racconta: “Vivo nella città di Ichinomiya (一宮) situata nella prefettura di Aichi-ken. Senza ombra di dubbio, nella vita di un ragazzo giapponese la scuola assume un ruolo decisamente importante. La scuola viene vista, non come un luogo dove studiare incessantemente, ma come un luogo dove fare amicizie, divertirsi, imparare e coltivare i propri hobby. Durante le prime settimane di scuola, ho avuto modo di partecipare con i miei compagni al bunkasai (ぶんぁさい):  una festa, che dura all’incirca una settimana, dove gli studenti trasformano la loro classe in un’attrazione per i visitatori. Chiunque può visitare i festival scolastici dei licei giapponesi. L’attrazione della nostra classe consisteva in un quiz ispirato al famoso videogioco Super Mario. In seguito mi son divertito un mondo nel visitare le attrazioni delle altre classi con alcuni miei compagni. Ho potuto assistere a un mini concerto di Koto, un tradizione strumento musicale giapponese, che ho imparato a suonare. AFS Intercultura mi ha dato la possibilità di scoprire una nuova cultura e soprattutto me stesso. Consiglio a chiunque di partire all’estero. Penso che ogni posto sia meraviglioso e con una storia e cultura totalmente unica.

Il fulcro dell’esperienza è anche la famiglia ospitante che accoglie i nostri studenti gratuitamente. Lo racconta Emmanuele Diliberto, 17enne, dell’Istituto Scolastico Vetrano di Sciacca, attualmente in Ungheria: “Quando sei all’estero e ti ritrovi in un ambiente nuovo cambi opinione su tutto, impari ad apprezzare quello che hai e scopri una parte di te che non sapevi di avere, ti ritrovi ad essere te stesso. Io sto vivendo la mia esperienza al massimo, partecipo a tutti i progetti che organizza la scuola, alle gite, esco con i miei compagni di scuola che fin dal primo giorno sono stati simpatici e gentili con me, così come gli insegnanti e il preside!

La mia famiglia è composta da 4 persone: la mamma, il suo compagno e due fratelli minori. Con loro mi son trovato bene fin da subito, non mi fanno mancare nulla e cercano sempre di venirmi incontro. Per imparare la lingua hanno attaccato post-it in tutta la casa e anche loro cercano di imparare l’italiano. Con la mia famiglia abbiamo svuotato e intagliato le zucche per halloween ed è stato un momento particolarmente aggregante.

L’ungherese è una delle lingue più difficili difatti il suo alfabeto conta 14 vocali ed è basato tutto sulla fonetica, se sbagli il suono di una vocale o consonante non ti capisce nessuno!

Nella mia scuola studiano anche l’italiano, ed è davvero divertente! La settimana scorsa ho tenuto un discorso dove presentavo la nostra bellissima patria. Questa esperienza ti cambia, ti fa maturare, cresce in te uno spirito di adattamento, scopri, viaggi, sorridi e molto altro. Fate il primo passo, uscite dalla vostra bolla che vi protegge, troverete un mondo pronto ad accogliervi!”.



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