“Liberi tutti” “ ripartiamo” “ce la faremo” “ ritorneremo più forti di prima”. Chi negli ultimi 45 giorni non ha sentito ripetere e ripetuto a sua volta frasi come queste? Una sorta di mantra ipnotico magari da ripetere mentre si cammina sui carboni ardenti come si fa in quelle convention dove ti voglio convincere che venderai la polizza assicurativa pure al cane del tuo vicino di casa. Beh, alcuni si stanno svegliando da questa sorta di trance per l’assenza  del rumore delle saracinesche che non aprono oramai da quasi due mesi, in assenza del rumore del cassetto del registratore di cassa che non emette più uno scontrino, alla mancanza del  saluto  del cliente che entra nel  proprio negozio.

“ Ridateci la dignità” prova a gridare qualcuno , “ fateci riaprire” risponde l’eco di un altro. Sono tutte grida di disperazione di una categoria che a prescindere dalle mercanzie o dai servizi che propone sono accomunati da un minimo comun denominatore: la disperazione. I mancati incassi, gli affitti che corrono, le tasse che arrivano, le promesse che si sprecano, gli aiuti che si sperano e i decreti legge che fioccano. Politici, scienziati , virologi, opinionisti, maghi e fattucchieri si alternano nelle varie trasmissioni, tutti con la loro brava libreria alle spalle , come a farci volere credere che sono affidabili perché hanno letto tutti quei libri, e giù con  suggerimenti , indicazioni, date, numeri, proiezioni, sentenze, minchiate, tante minchiate.


Ma nessuno di questi ci sa spiegare come un ristoratore dovrebbe portare avanti il suo ristorante con un solo terzo dei coperti , ad un titolare di bar, come dovrebbe convincere la gente a ritornare a frequentarlo con la mascherina e il plexiglass su bancone, alla parrucchiera come fare una messa in piega ma stando a due metri di distanza  dalla cliente. Sembra tutto uno scherzo ben riuscito che ci farebbe morire dalle risate se all’improvviso uscisse qualcuno da un letto di terapia intensiva che togliendosi la mascherina attaccata al respiratore, ci gridasse : siete su scherzi a parte. Ma a parte gli scherzi qui la situazione inizia a farsi seria. Quasi non ci preoccupa più il covid 19, ma dove ci sta portando, la fine che ci sta facendo fare .

E pur rimanendo  immuni dal virus, ci sentiamo ammalati comunque. Nessuno sembra avere la soluzione, nessuno sembra riuscire a pensare se non il distanziamento sociale, lo stare a casa e la mascherina. Ma chiudere tutto è facile, è la soluzione più facile ma è anche la scelta più atroce, con conseguenze che vanno ben oltre qualsiasi immaginazione. La perdita dei posti di lavoro, la chiusura di un numero non prevedibile di attività, la fine di aziende storiche, di attività trentennali. Un vero cataclisma.

Ma a pensarci bene i numeri in Sicilia ci farebbero pensare che forse stiamo facendo più danno noi con le misure restrittive che il virus con il suo contagio. Ecco un pò di numeri. Ad oggi  sono 2.123 le persone attualmente positive al Covid-19 in Sicilia  con 231 morti  di cui la maggior parte ultra settantenni con altre patologie potenzialmente mortali, su una popolazione di 5 milioni di abitanti . La Sicilia ogni anno ha in media poco più di 50 mila morti, quindi una percentuale non solo estremamente bassa quella dei morti per corona virus, ma quasi irrilevante se si pensa che  l’ottanta per cento delle vittime era oltre che in tarda età anche affetta da altre patologie. Questo cinico conteggio non serve a farci pensare che quei 231 morti non siano da piangere , ma ci deve fare riflettere se non sia il caso di riguardare le misure restrittive che non possono certo essere quelle della Lombardia dove i numeri sono davvero drammatici. I numeri che abbiamo in Sicilia sono talmente esigui che se non ci fosse stato il caso del Corona virus li avremmo ascritti alla normale media di decessi che vi sono ogni anno.

In un computo metrico di costi e ricavi non sarebbe più conveniente  investire in tamponi su tutta la popolazione come ha fatto il Veneto, riaprire in maniera normale , monitorare tutte le vie di accesso all’isola e certamente non sarebbe impossibile dato che via terrà ve ne una sola e via aerea solamente due e magari sollecitare un turismo intelligente invitando la gente a venire in Sicilia ma solo dopo essersi sottoposta al tampone. Nessuno potrebbe scampare al controllo. Noi abbiamo tre vie di entrata , non si scappa. Due aeroporti e lo stretto. Pensate

Perché non sfruttare questo fortunato vantaggio, sollevare le barriere dei controlli e sfruttare una situazione di questo genere per rilanciare le aperture e i flussi turistici controllati? Una famiglia che decide di venire in vacanza in Sicilia potrebbe usufruire di sgravi fiscali e nel pacchetto turistico includere i costi del tampone, che vorrei ricordare in Veneto  lo fanno  in house con un macchinario acquistato dalla regione e al costo di 350 mila euro e che produce oltre 3000 risultati al giorno. Perché continuare a sperperare danaro a bruciare PIL ,  fare chiudere attività e buttare nella disperazione un’intera Regione? Con due milioni di euro potremmo comprare 6 di quei macchinari , potremmo fare 18 mila tamponi al giorno. Potremmo fare i tamponi a tutti quelli che decidono di venire a fare le vacanze qui, sarebbe l’unica Regione a proporre le vacanze sicure, e poi termo scanner all’entrata dei locali e tamponi per tutti. Il caldo e la bella stagione farebbe il resto.  Solo così ci si potrebbe salvare….con il coraggio e la determinazione. A continuare a fare i topi in gabbia finiremo per fare la fine dei topi,  e in quel caso  non ci rimane che sperare di prenderlo il corona virus e risparmiarci l’agonia

 

Cesare Sciabarrà