Quando il problema diventa talk show  c’è da iniziare a preoccuparsi. E mentre gli imprenditori sono alla canna del gas, storditi tra la “ fase 2” e le istruzioni di come si toglie la mascherina, il rumore delle saracinesche che aprono si fa sempre più tenue, diventa un suono lontano , come un treno che si allontana.  Covid “Si” , Covid “No”, una certezza tra tutte, al netto del positivi asintomatici, qui vi è un tessuto economico che i sintomi li ha tutti, proprio tutti .

Al di là delle sale di rianimazione la nostra economia ha bisogno dei respiratori a fondo perduto, perché chiedere a una classe imprenditoriale asfittica e già fortemente impegnata a sanare situazioni debitorie pregresse, di caricare ancora di più la propria attività di debiti è come chiedere a uno che è in coma di firmare un contratto con il quale si impegna di fare la Parigi – Dakar appena uscito dall’ospedale.


I timidi tentativi fatti dalle diverse categorie, con simboliche consegne di chiavi, con farlocche promesse e impeghi da parte di chi a fine mese a torto o ragione continua a vedersi pagato  lo stipendio e in alcuni casi un super stipendio, non porterà che alla tracimazione , non solo economica di intere categorie di imprenditori. Molti si rammaricheranno di non essere stati infettati , perché per taluni il lavoro, la propria impresa, l’investimento di una vita vale più di qualsiasi altra cosa. Si può capire, perché quando un imprenditore si vede lasciato solo e capisce che l’unica cosa che gli rimane da fare e trascorrere le sue giornate tra dirette e virologi di turno mentre la sua nave affonda.. diciamocela tutta, non è cosa da poco