E adesso a “me gli occhi” dice solitamente il mago . Lo dice anche la politica, quella becera, quella subdola, la stessa che cannibalizza le comunità di cui oggi sembra accorgersi. Ma in realtà non si accorge di un bel niente, è come Pavlov con i suoi cani , suona la campanella e si diverte nel vedere la bava alla bocca senza poi dare loro  nulla da mangiare. Questa politica non è mafiosa è ancora più subdola, perché è cinica, ingorda, spregiudicata, insaziabile, vigliacca.

Un nucleo senza cellula , un virus che si trasmette attraverso l’incapacità, l’arroganza, la supponenza, alimentata dall’impunità, tanta impunità . Un meccanismo perfetto, inespugnabile, un complesso gruppo di ingranaggi in grado di auto rigenerarsi, di sostituire ogni singolo pezzo senza mai alterare il ritmo e la velocità, gli equilibri . Il copione da seguire è sempre uguale e non si recita a soggetto. Il pubblico, cioè gli elettori debbono assistere a uno spettacolo visto e rivisto ma debbono avere l’impressione di assistere per la prima volta alla recita. I santini, i fac simili, i mega manifesti con le loro belle facce, con le loro cravatte nuove, la camicia bianca , linda, pulita, inamidata, la frase ad effetto, lo slogan, i leccaculo, i coccodrilli e i voltagabbana. Ci sta tutto anzi….


E poi il programma elettorale, uguale per credibilità alla favola che raccontiamo ai nostri bambini per farli addormentare. Certamente la fata turchina, viene sostituita dal candidato, il castello incantato, con la città che da lì a poco si realizzerà ( nei sogni) e l’orco cattivo….. va be l’orco cattivo lo si trova di volta in volta. E allora diamoci sotto, palazzi trasparenti, strade asfaltate, impianti sportivi, verde pubblico, e pacche tante pacche sulle spalle, baci e ” ci penso io”. Riposti gli auricolari dentro la custodia , si diventa tutt’ orecchie, pronti ad ascoltare anche chi parla nel sonno.

La macchina della politica accende i motori, siepe dritte come i soldati della Regina, asfalto caldo come il torrone nelle bancarelle della vucciria, progetti, tanti progetti. Finanziamenti , tanti finanziamenti. Ci si dimentica del fallimento, dei debiti, dei prestiti, è il momento dell’ottimiscmo, è il momento del ” ce la faremo”. Hai voglia se ce la faremo….Quello che non siamo riusciti a fare fino ad oggi sarà fatto sicuramente domani, ma ci dovete votare, altrimenti quello che abbiamo fatto fino ad oggi sarà stato lavoro sprecato……perchè fino ad oggi avevamo le mani legate ( come recitava uno straordinario monologo di Carlo Verdone). Peccato per quelle mani legate….

Tutto ciò fa male alla “speranza”, la offende, la ferisce, la violenta, la uccide. E insieme ad essa la “fiducia”. E dove la “speranza e la fiducia” non riescono a sopravivere la fa da padrona ” la rassegnazione”. La rassegnazione ti fa accettare qualsiasi cosa, te la fa ingogliare, fossero anche delle  lamette.

La politica è l’ unica parola del nostro vocabolario che ha un significato ma finisce per indicarne un altro. Chi prova a riportare la parola al suo vero significato rischia, rischia tanto. La favola che meglio sintetizza il concetto della politica, (probabilmente chi l’ha scritta aveva questo intendo) è quella di cappuccetto rosso. Quel lupo sotto le coperte del letto della nonna , travestito da vecchierella indifesa, ricorda , una volta spalancate le fauci, tanti dei figuri candidati a salvare questa nostra terra. E come il lupo della favola, finisce per divorarla. E vissero tutti infelici e fottuti