Torno un’altra volta sull’argomento. Tempo fa , quando Giancarlo Cancelleri  venne nominato sottosegretario alle infrastruttura, io lanciai un ragionamento, oggi voglio tornarci sopra. Sto parlando delle piste ciclabili. La Sicilia è una straordinaria isola che sicuramente non brilla per infrastrutture e collegamenti. In qualche modo, voglio essere più romantico che critico, questa condizione se vogliamo la rende selvaggia, impervia se vogliamo primitiva.

Ecco in questa visione romantica di una terra baciata dalla bellezza della natura, mi piace immaginare , sia per la conformazione, sia per le distanza , che si possa attraversare con un dei mezzi più usati al mondo: la bicicletta. Il mio ragionamento non parte per una particolare simpatia nei confronti di questo mezzo a due ruote, ma per un’ analisi di quelli che sono i mercati turistici ai quali dovrebbe essere rivolta la nostra offerta. Mi spiego meglio.


Una nicchia di mercato tra le più importanti è quella dei Paesi del nord Europa.  Danimarca, Olanda, Svezia, Finlandia, Regno Unito, Irlanda, Germania, Belgio etc etc, tutti paesi in cui l’ uso della bicicletta non è estemporaneo come da noi, ma la si utilizza come mezzo di trasporto, per muoversi, per andare al lavoro per andare a cena fuori. Gli abitanti di questi paesi utilizzano la bicicletta come noi utilizziamo l’automobile,  a prescindere dall’età, dal sesso, dallo stato sociale.

Popoli abituati a pedalare, allenati all’utilizzo delle due ruote, consapevoli che è illogico, innaturale, inquinante e se vogliamo anche “tamarro” utilizzare un fuoristrada di diverse tonnellate per accompagnare a scuola una creatura di 20 chili. Fatta questa dovuta premessa, ritorniamo sulla nostra proposta. Il periplo della Sicilia misura circa 1000 chilometri. La sua circumnavigazione terrestre è un giro toccando tutte le coste dell’Isola di 1000 chilometri, uno straordinario viaggio con la lentezza che impone l’antico mezzo a due ruote , in grado di fare percepire gli straordinari odori della natura siciliana.

Un circuito di tale grandezza incastonato all’interno di un’isola meravigliosa come la Sicilia, sarebbe il più grande richiamo in assoluto per i turisti di tutto il mondo , oltre che quelli del nord Europa. Un turismo di qualità, attento all’ambiente , felice di potere vivere a contatto con la natura e di investire quel periodo dell’anno in cui si ha il diritto di rilassarsi , in una sana attività fisica abbinata a dell’ottimo cibo, a paesaggi mozzafiato e ad una natura straordinaria. Una pista ciclabile di tali dimensioni metterebbe in moto un flusso turistico senza precedenti, con iniziative al latere da parte degli operatori turistici che farebbe ripartire il settore come un razzo.  Parliamo di cosa verrebbe a costare infrastrutturare l’intera Isola con una pista ciclabile di circa 1000 chilometri.

La realizzazione di una pista ciclabile che rispetti gli standard previsti ha un costo stimato di circa 30 mila euro a chilometro, quindi l’opera costerebbe intorno a 30 milioni di euro. Potrebbe sembrare una cifra abbastanza importante e magari lo è . ma se si guarda ai numeri che escono fuori dal comparto turistico siciliano ci si renderebbe conto che si tratta di un piccolo investimento che potrebbe fare schizzare il fatturato del comparto turistico in modo esponenziale.

La Sicilia fattura circa 4 miliardi di euro l’anno nel comparto turistico contro i 49 della Lombardia che con tutto il rispetto non credo possegga le bellezze e il clima della nostra isola. Saremo meno laboriosi, saremo meno efficienti, avremo un tasso di disoccupazione imbarazzante, ma risulta incomprensibile pensare che turisticamente la Lombardia fattura dieci volte quello che fatturiamo noi nel comparto turistico. E allora a mio avviso bisogna iniziare a utilizzare il pensiero laterale e guardare in direzioni dove fino ad oggi nessuno ha guardato. La Sicilia resa ciclabile è molto più appetibile di una Sicilia con qualsiasi altra possibile infrastruttura. Io ne inizierei  a parlarne

Cesare Sciabarrà