È chiaro che una settima può bastare per parlare di legalità. Non di più . Una settimana durante la quale ripassiamo una serie di postulati, frasi famose, epitaffi. Una settimana per indossare insieme alla cravatta nuova, quell’espressione falsa dolorante, che mi ricorda quando a scuola provavamo a convincere il professore che avevamo mal di stomaco e quindi non potevamo venire interrogati.

Ho una particolare repulsione per i convegni dedicati alla legalità. Ho sempre asserito che non bisogna parlare degli assenti. Si farebbe prima e meglio parlare della “illegalità” . In quel caso hai voglia di materiale. Questo ipocrita tentativo di volere ricordare chi ha perso la propria vita in nome di quella legalità che oggi viene sempre meno praticata e fatta diventare show business, una sorta di vasca di purificazione, un Farm dove chiudersi una settimana per perdere qualche chilo di illegalità che magari abbiamo accumulato precedentemente. Rosario Livatino tutto questo lo aveva sintetizzato in quella famosa frase “Quando moriremo, nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti, ma credibili.”


La domanda che mi pongo quando leggo questa straordinaria frase , è quanto siamo credibili? Spesso mi chiedo quanti Ing Santonocito (interpretato da Vittorio Gassman nel capolavoro di Dino Risi  “ In nome del popolo italiano”) ci sono in platea o sul palco a dare la loro interpretazione della legalità. Oramai è solo un lontano ricordo l’intervento di Pippo Fava in un istituto scolastico di Palazzolo Acreide 16 giorni prima di essere ucciso.  Parlò di gente in giacca e cravatta, dai profumi costosi e dalle facce affidabili, la raccontò così la mafia e quindi la illegalità, quel giorno Pippo Fava.

Ma non c’è da meravigliarsi. Lo spiega bene il prof. Galimberti in una delle sue tante lezione. La decadenza di questa nostra società, passa anche attraverso la strumentalizzazione della moralità e quindi della legalità. Torna indietro sui suoi passi il Professore, per asserire che le società si estinguono per la corruzione dei costumi, cosa che probabilmente accadrà presto a noi come accadde all’impero romano.

Ma ritornando alla “legalità”, a pensarci bene parlarne è l’unica cosa che ci riesce bene. Questa cosa ha molta attinenza con il calcio. Infatti anche nel calcio senti blaterare per ore personaggi con i ventri pronti a scoppiare dalle camicie che li contengono, che non hanno mai dato una pedata ad un pallone, ma che sanno benissimo cosa avrebbero fatto durante quella determinata azione in campo.

A volte risultano anche convincenti, se non fosse che il saltare di qualche bottone della camicia ci riporta alla realtà dei fatti. Ecco, la legalità come il calcio. Se ne parla, la si commenta, ma guai a praticarla, non ne abbiamo il fisico.

Questo, sia bene inteso non è rivolto , a quanti , cronisti , giornalisti, operatori culturali si occupano della materia. Quello è il loro lavoro. Altra cosa è il calpestio della passerella….

Concludo dicendo che voglio ricordare il Giudice Livatino e quanti sono morti per un mondo migliore, più equo, più onesto, più giusto, ogni giorno, in ogni singola azione e ogni singolo ragionamento. Non voglio ricordare una stele che per quasi tutto l’anno viene ricoperta da monnezza e sterpaglie, per essere tirata fuori per le ricorrenze. Spero e auspico che un giorno si possa organizzare la settimana della Illegalità, ecco quel giorno sarei disposto anche io ( che detesto portarla) a indossare la cravatta.