Il primo corpo ritrovato è stato quello di Pietro Carmina, professore di filosofia al Liceo Foscolo di Canicattì. Da tre anni era in pensione e proprio in queste ore riecheggia il monumentale discorso che il prof. – così era chiamato da tutti – aveva tenuto davanti la classe prima dell’ultima campanella: “Vorrei che sapeste che una delle mie felicità consiste nel sentirmi ricordato; una delle mie gioie è sapervi affermati nella vita – diceva Carmina nel suo discorso -. Una delle mie soddisfazioni la coscienza e la consapevolezza di avere tentato di insegnarvi che la vita non è un gratta e vinci: la vita si abbranca, si azzanna, si conquista.”.
Altre due le vittime rinvenute pochi minuti dopo il professore: Maria Crescenza “Enza” Zagarrio e Calogera Gioacchina Minacori, per tutti Liliana. Due, invece, le sopravvissute – le uniche – a questo inferno: le cognate Giuseppa Montana e Rosa Carmina. Entrambe, dopo essere state estratte dalle macerie, sono state ricoverate all’ospedale di Licata in buone condizioni ma con il terribile fardello di non conoscere i destini degli altri familiari coinvolti.
Il 13 dicembre, quarantotto ore dopo l’esplosione, la speranza è ancora viva e i soccorritori – oltre 140 Vigili del Fuoco, un notevole dispiegamento di forze dell’ordine e un esercito tra protezione civile, volontari e croce rossa – scavano anche a mani nude per strappare alla morte i dispersi. E invece, poco dopo l’alba, il ritrovamento di altri quattro cadaveri. Tra loro Selene Pagliarello, trentenne infermiera in servizio all’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento, al nono mese di gravidanza, e Giuseppe Carmina, suo marito. Si erano sposati, dopo il rinvio a causa del lockdown, lo scorso aprile. Poi la decisione di allargare la famiglia . Per il pargolo in grembo era stato scelto il nome di Samuele e sarebbe dovuto nascere proprio domani (15 dicembre). Una tragedia nella tragedia. Insieme a quelli della giovane coppia sono stati ritrovati poi anche i cadaveri di Carmela Scibetta, moglie del professore Pietro Carmina, dirigente del comune di Ravanusa, e Angelo Carmina, padre di Giuseppe. Nel tardo pomeriggio di oggi (14 dicembre) si chiudono drammaticamente le ricerche con il rinvenimento degli ultimi due corpi: quello di Calogero Carmina e del figlio Giuseppe.
Dopo la macchina dei soccorsi – però – in queste ore si è attivata anche quella degli inquirenti che – dopo aver preso atto di una vera e propria strage con 9 morti – adesso spinge sull’acceleratore fare luce sulle cause dell’esplosione ed accertare soprattutto eventuali responsabilità. Si indaga per omicidio e disastro colposo. Sotto la lente di ingrandimento dei magistrati – il procuratore capo Luigi Patronaggio, l’aggiunto Salvatore Vella ed il sostituto Sara Varazi – la rete del metano del paese dell’agrigentino, eventuali lavori effettuati e segnalazioni giunte. Cosa si è fatto e cosa, forse, non si è fatto. Per questo motivo la Procura ha nominato un pool di investigatori formata dai carabinieri della Compagnia di Licata, dai militari del Nucleo Investigativo di Agrigento e dal Nucleo Investigativo dei Vigili del Fuoco. Al loro fianco ci saranno dei tecnici guidati dall’ingegnere Antonio Barcellona.













