Alcune delle vittime delle truffe online non si presentano a testimoniare in aula e, in virtù della riforma Cartabia, cadono alcune accuse nei confronti degli imputati. La circostanza, nonostante i diversi solleciti del sostituto procuratore Gloria Andreoli, è infatti equiparata alla remissione di querela. La vicenda riguarda il processo scaturito dall’inchiesta “pacchi.it“, un’indagine che avrebbe fatto luce su un giro di truffe online.

Sul banco degli imputati siedono sette persone, tutte di Licata.


Il modus operandi, secondo l’accusa, sarebbe stato quello di attirare le vittime con annunci online accattivanti, che riguardavano perlopiù auto e moto. Le persone, una volta versata una caparra, provavano a contattare i venditori che però nel frattempo erano spariti nel nulla. Tra le vittime della truffa anche uno sfollato di Amatrice che, in seguito al terremoto, aveva provato a comprare un camper al prezzo di 1.500 euro.