“Ritengo che attualmente Cosa nostra stia attraversando una fase di crisi”. A dirlo è il Procuratore capo di Palermo, Maurizio De Lucia, nel corso dell’audizione davanti alla Commissione Antimafia. “Dal 1992 l’organizzazione mafiosa incontra una forma di contrasto mai conosciuta in passato – ha detto De Lucia – La sua caratteristica è l’elasticità con l’altra struttura presente sul territorio, ovvero lo Stato. Ci sono momenti in cui le due strutture hanno dialogato, ma dal ’92 in poi l’azione di contrasto si è manifestata con un carattere di continuità”. Poi il magistrato ha sottolineato il “ritorno del fenomeno stiddaro”, nell’agrigentino. “Abbiamo avvertito il ritorno di un fenomeno stidda che per un certo periodo di tempo si è ritenuto debellato. Invece oggi registriamo la presenza della vecchia organizzazione criminale che torna a dialogare con Cosa nostra”, dice De Lucia.

SU CONCORSO ESTERNO, INTERCETTAZIONI E TROJAN
“E’ assai difficile immaginare di non ricorrere piu’ a uno strumento che esiste dal 1930, e che si e’ rivelato uno strumento utile e corretto per colpire disvalori”. Lo ha detto il procuratore capo di Palermo Maurizio De Lucia, parlando del reato di concorso esterno in associazione mafiosa durante l’audizione in corso davanti alla Commissione Antimafia. “E’ possibile rivisitare l’area applicativa ma solo per individuare forme piu’ tipizzate. Quanto ad altre forme di riesame e all’abolizione tout court dell’istituto mi pare difficile”, ha aggiunto. “Le intercettazioni: continuano a essere uno strumento decisivo nel contrasto alle mafie. Organizzazione vuol dire comunicazione. I mafiosi parlano tra loro e non possono non farlo se non rinunciando a fare affari ed è perciò indispensabile cercare di entrare in Cosa nostra ascoltandone i componenti”. Lo ha detto il procuratore di Palermo Maurizio De Lucia nel corso della sua audizione davanti alla commissione Antimafia. Oltre al capo della dda del capoluogo erano presenti gli aggiunti Marzia Sabella e Paolo Guido, i magistrati con delega sulle inchieste sui clan palermitani e trapanesi. “Quel che c’è da evidenziare piuttosto – ha aggiunto – è che l’Italia è in ritardo rispetto ad altri Paesi che sono riusciti a mettere a punto gli strumenti per intercettare le forme più evolute di comunicazione a cui le mafie fanno ricorso come le piattaforme criptate”. De Lucia ha ribadito l’esigenza di un quadro giuridico stabile. “Quadro giuridico stabile vuol dire che è inimmaginabile una riforma in senso limitativo”, ha spiegato. “Che il trojan sia uno strumento davvero invasivo è innegabile ed è per questo che va fatto un attento bilanciamento di interessi ma ciò, a mio avviso, vuole dire che serve ad esempio un maggior controllo del gip sulle autorizzazione all’uso, o sulle proroghe che devono essere ben motivate, ma certo non comporta la rinuncia allo strumento specie in una situazione in cui il fenomeno della corruzione si manifesta come davvero pervasivo e importante”. Lo ha detto davanti alla commissione nazionale antimafia, rispondendo alla domanda del senatore Roberto Scarpinato, il procuratore di Palermo Maurizio De Lucia.


MAFIA E DROGA
“Cosa nostra tenta di ristrutturarsi e lo fa innanzitutto cercando nuovi capitali: da qui il rinato interesse per il traffico di droga e le mire sugli appalti”. Lo ha detto il procuratore di Palermo Maurizio De Lucia intervenendo davanti alla commissione nazionale antimafia. “La mafia – ha spiegato – è tornata a gestire in modo massiccio i traffici sul territorio e ha riaperto i rapporti con la ndrangheta, broker monopolista in materia soprattutto nei traffici col Sudamerica, per tornare sui mercati internazionali”. “C’è inoltre un rinnovato interesse per gli appalti: e in questo senso esiste il problema delle stazioni appaltanti. – ha proseguito – Una cosa è avere una stazione appaltante più distante dal territorio e formata da tecnici riconoscibili e onorabili, altro affidare la gara a un tecnico del comune che si sente bussare alla porta da qualcuno che gli spiega come gestire gli appalti”.