Il Coordinamento delle Associazioni Culturali di Capo d’Orlando
L’Associazione d’Arte
Homo Faber
in cooperazione con: Toponomastica Femminile, FIDAPA e Libera-mente Auser
ORGANIZZANO L’ESPOSIZIONE DI SCULTURE DAL TITOLO:
METAMORFOSI DELLA MATERIA
ovvero: IL SAPERE DELLA MANIPOLAZIONE
NELLA PRATICA SCULTOREA ESPONGONO:
Silvio Benedetto, Nicola Chiaromonte, Pippo Coci, Santino Di Branco,
Giacomo Di Marco, Tommaso Dominam, Antonietta Filangeri, Alba La Mantia, Silvia Lotti, Ettore Maria Merlino, Giulia Merlino, Mario Valenti.
dal 24 Marzo al 7 Aprile
L’esposizione si terrà nel Centro Culturale “TEATRO ALLO SCALO”
Capo d’Orlando (Me)
EVENTI IN PROGRAMMA:
Domenica 24 Marzo
ore 18,00
Inaugurazione
ore 18:30
Introdurrà all’esposizione il Maestro Silvio Benedetto
ore 19,00
Performance a cura di Toponomastica femminile e FIDAPA
Processare la tradizione e vanificare il mito. Women body manipolation
Performance di Donatella Ingrilli.
Orari:
da Lunedì a Venerdì
Mattina dalle ore 9,00 alle ore 13,00
Pomeriggio dalle ore 17,00 alle ore 20,00
Sabato e Domenica:
Dalle ore 17.00 alle ore 22,00

SILVIA LOTTI PARLA DELLE PROPRIE SCULTURE

Il campo della scultura è interessantissimo e molto vasto. L’esperienza tattile che ogni volta offre l’argilla attraverso l’impronta, l’aggiungere e il sottrarre, è già di per sè qualcosa di piacevole, alla quale poi si aggiungono il senso di spazialità (con lo studio tridimensionale dei piani e delle proporzioni nello sviluppo delle figure) e l’aspetto mentale che ha a che fare con un contenuto a volte presente già in partenza altre volte, quando l’approccio è inizialmente più ‘giocoso’, emerso durante l’atto del modellare, in corso d’opera.”.

L’assemblage appartiene anch’esso al mondo della scultura ma l’interazione con la materia, qui, avviene attraverso continui cambi di punti di vista, grazie ai quali uno stesso elemento può entrare in relazione con altri in molti modi diversi: la scelta finale sta in una visione globale, che per me ha molto a che fare anche con il rispetto, con la valorizzazione, di ‘oggetti trovati’ da rendere significativi all’interno di un processo immaginativo e di un ‘discorso’, così da assegnare loro un nuovo significato e un consono spazio visivo.

Silvia Lotti

SILVIO BENEDETTO PARLA DELLE SCULTURE DI SILVIA LOTTI

La curiosità di Silvia non é distruttiva come colui che per entrare in un fiore strappa petali e sparge polline, ma costruttiva.
Cerca? trova? scopre?
Sul frammento trovato, già da lei reso carezzevole, costruisce, aggiunge senza soffocare, implica suggestioni e impronta significati fantastici.
Con stupore simile a chi saltella dietro allo svolazzare una farfalla certo per non fermarla, il suo sguardo cerca e nel cercare é lei, ora, che viene, dall’oggetto, “riciclata”.
Un modello d’ingranaggio in legno, verniciato in rosso opaco minio, ritrovato all’Arsenale militare della sua Spezia, uno di quelli destinati ad essere improntato “a staffa” prima che un operaio proceda con a “fusione a bronzo”, viene, da Silvia, trasformato in angelo. Un frammento verniciato di smalto lucido nero, snodabile di chissà quale stativo metallico viene da lei posizionato e poi così immobilizzato tramite invisibili saldature che lo trasformano in demone meccanico. Così é nata la scultura-assemblage esposta, insieme ad altre sue, a Capo d’Orlando intitolata, per l”appunto, ‘Angelo e Demone” (altri titoli, altre opere, necessitano di altri spazi per parlarne).
Ogniqualvolta Silvia riunisce su qualche tavolo tutte le sue sculture-assemblages, le accumula in uno spazio ristretto: si toccano tra di loro confondendo metalli, legni e chissà cosa in un tutt’uno somigliante ad una città fantastica, fantasmagorica nella sua minituarizzazione neo gotica. No nemmeno, forse una neo “Metropoli”…non so… comunque soffocante.
Poi Silvia dipana. Sposta. Gioca come su una scacchiera. Ordina. Crea un piazzale tondo centrale e lo cinta con le sue opere, ora sé-portanti e non più fuse alle altre ma, sì, insieme alle altre in un unisono plastico.
Questo si può trovare oggi fermandosi a Capo d”Orlando
nella mostra “Metamorfosi della materia”, senza tralasciare altre interessanti opere d’altri espositori.
Ora e qui ho voluto io soffermarmi solo sulle opere di Silvia Lotti, esposte in una casuale penombra dalla quale esse emergono ‘riciclandomi”.

Silvio Benedetto