Nel mondo digitale di oggi, dove una dichiarazione scritta su un social network può trasformarsi in un incendio mediatico, si registra l’ennesimo episodio di malafede e disinformazione.
Un post, pubblicato e poi rapidamente cancellato, ha fatto il giro di chat e gruppi, seminando un mix di accuse infondate e distorsioni della realtà amministrativa del Comune di Delia.
Il post incriminato, prodotto dalla fabbrica delle menzogne, oltre a rivelare un’inquietante disonestà intellettuale, si caratterizza per una superficialità disarmante, culminando in una serie di falsità plateali. Tra le più eclatanti, spicca l’accusa di un presunto aumento delle tasse comunali.
Un’accusa che si scioglie come neve al sole: la Tari, dati alla mano, è tra le più basse della Sicilia, e nessuno in giunta ha mai ventilato l’idea di aumentare l’Imu.
Ma c’è di più: si parla di accertamenti Tari e Imu retroattivi, come se si trattasse di un’aberrazione amministrativa.
Nulla di più falso.
Gli accertamenti relativi agli anni pregressi non solo sono previsti dalla legge, ma sono un obbligo imposto agli uffici comunali.
Non effettuarli significherebbe incorrere in un danno erariale, un rischio che ogni amministratore accorto farebbe bene a evitare.
Un altro cavallo di battaglia della disinformazione riguarda i cosiddetti “debiti” del Comune.
Sarebbe più corretto parlare di mutui, contratti anni fa con la Cassa Depositi e Prestiti, per evitare il dissesto finanziario lasciato in eredità dalle precedenti amministrazioni.
Un dissesto che aveva colpito duramente i precari del Comune, le associazioni che si occupano di disabilità psichica, gli addetti alla manutenzione e una miriade di creditori, lasciati nell’incertezza da chi, evidentemente, aveva altre priorità.
Infine c’è la questione delle indennità degli amministratori che rappresenta l’apice del populismo digitale.
Si afferma che siano al massimo, quando invece il sindaco, il vicesindaco e quasi tutti gli assessori percepiscono la metà dell’indennità prevista.
Gli altri assessori ricevono invece somme che non superano i 300 euro al mese.
Una situazione ben lontana dagli scenari dipinti nel post.
Chiunque voglia davvero comprendere la differenza tra amministrare con competenza e improvvisare, tra onestà intellettuale e pressappochismo, non ha che da assistere a un consiglio comunale.
Lì, tra le righe dei documenti e gli interventi a braccio, emerge la verità: c’è chi lavora per il bene comune e chi preferisce leggere foglietti preparati da altri, tentando invano di mascherare la propria impreparazione.
Naturalmente, per chi fosse interessato a fugare ogni dubbio, gli uffici comunali sono a disposizione.
Tutto è consultabile e verificabile, in nome di quella trasparenza che dovrebbe essere la vera arma contro la disinformazione.

Ma per qualcuno, questa, a quanto pare, non fa notizia.


Il Sindaco
Gianfilippo Bancheri