I consiglieri comunali di Canicattì Angelo Cuva, Lillo Muratore, Giangaspare Di Fazio, Fabio Falcone e Gianluca Cilia hanno preannunciato le loro dimissioni. Lo hanno fatto nel corso dell’ultima seduta del consiglio comunale che si è svolta ieri sera. I motivi di questa scelta collettiva sono stati spiegati in un post sui social del consigliere ed ex assessore della giunta guidata dall’ex sindaco Ettore Di Ventura , Angelo Cuva. Post che riportiamo in maniera integrale.
“Oggi annuncio che nei prossimi giorni depositerò formalmente le mie dimissioni da Consigliere Comunale. Questo, dunque, sarà il mio ultimo Consiglio Comunale.
Ne è passata di acqua sotto i ponti dal mio primo giuramento nel 2016.
Le mie dimissioni, in verità, erano già mature il giorno dopo la mozione di sfiducia. Avrei voluto depositarle allora. Ma ho sempre anteposto il senso della squadra alle scelte personali, e per questo sono rimasto. Oggi però sento il dovere di compiere questo passo, con la speranza che possa diventare anche un atto politico forte, un segnale di allarme contro una rassegnazione ormai dilagante.
Rivendico con orgoglio di essere stato tra i pochissimi ad aver mantenuto la stessa linea politica dall’inizio fino ad oggi, a differenza della stragrande maggioranza di chi siede in quest’aula.
Non nego di aver vissuto con sofferenza questa seconda esperienza da consigliere, anche per la distanza fisica con cui — per motivi lavorativi — sono stato costretto a viverla.
Mentre il mondo rincorre l’intelligenza artificiale, noi rincorriamo ancora il protocollo. E, a proposito, non ho mai capito a cosa serva davvero per gli atti interni. Non siamo stati capaci di introdurre nulla di moderno, nulla di smart, né nelle riunioni, né nei processi decisionali, né nell’amministrazione in generale. Figuriamoci di immaginare delle riunioni con i documenti digitalizzati e con l’intelligenza artificiale che in automatico ti fa i verbali e ti registra le riunioni.
Ma, gentile Presidente, c’è una cosa che più di tutte mi rattrista.
La rassegnazione all’indifferenza e l’indifferenza alla rassegnazione.
Canicattì è una città addormentata. Una città che non reagisce davanti a:
una gestione inefficace dei servizi essenziali;
una situazione dei rifiuti ormai commentabile solo con amarezza;
il fallimento economico, amministrativo e burocratico dell’ente com unale, che spesso dimentichiamo essere la più grande azienda di questa città;
i problemi legati alla sicurezza;
la diaspora dei nostri giovani, dei miei coetanei;
le enormi difficoltà dei commercianti;
l’assoluto scollamento con gli operatori della movida;
la totale assenza di programmazione delle opere pubbliche;
il caos sulla viabilità e sul traffico;
le difficoltà delle associazioni sportive e culturali;
le difficoltà nell’attuazione di politiche di welfare realmente efficaci per i più deboli.
E la mia è un’accusa rivolta a tutti gli operatori politici. Anche a me stesso. Perché forse non siamo stati capaci di parlare il linguaggio della gente.
Però permettetemi di dire una cosa con chiarezza.
Se siamo tutti d’accordo — e credo lo siamo — sul fatto che a Canicattì non ci sia praticamente nulla che funzioni bene, anzi sfido chiunque a indicarmi due cose che funzionano davvero, allora mi chiedo: come può un Sindaco autoassolversi da ogni responsabilità quando guida questa città da oltre 5.400 giorni?
È logicamente sensato tutto questo?
Io credo proprio di no.
Ringrazio la mia famiglia, la mia futura moglie, i miei amici, i miei elettori, i miei compagni di viaggio e tutte le persone che ho incontrato lungo questo percorso.
Spero, nel mio piccolo, di aver lasciato qualche bella impronta. E sono certo, invece, di aver incontrato tante belle persone.
Ho il rammarico di sentirmi sconfitto, perché vedere Canicattì soffrire mi distrugge. Ma ancora di più mi distrugge vedere una città ormai indifferente alla propria sofferenza. Una città rassegnata.
E allora il mio appello finale è rivolto alla società civile, ai partiti, ai sindacati, al mondo imprenditoriale, commerciale, culturale, sportivo ed educativo, ai cittadini attivi.
Vi prego: non rassegniamoci all’indifferenza.
Perché questa città oggi è in uno stato comatoso.
E forse, ormai, solo un defibrillatore può ancora salvarla
















