“Prendo atto, con profonda preoccupazione istituzionale, dell’annuncio pubblico delle dimissioni di cinque Consiglieri Comunali, che verranno formalizzate nei prossimi giorni. Un atto politico di una gravità inaudita, che certifica lo stato comatoso in cui versa il rapporto tra questa Amministrazione e la Città di Canicattì”. Così il presidente dell’aula Domenico Licata dopo l’annuncio delle dimissioni di 5 consiglieri.

“Un Consiglio Comunale svuotato dall’irrilevanza – aggiunge – Quando un quinto dell’assemblea elettiva sceglie di rimettere il mandato prima della scadenza naturale, denunciando “rassegnazione all’indifferenza e indifferenza alla rassegnazione”, significa che le istituzioni non funzionano più. Significa che il Consiglio Comunale è stato ridotto a luogo ininfluente, umiliato dalle condotte e dalle continue assenze del Sindaco e della Giunta nelle sedute ordinarie e straordinarie, a partire dal Consiglio straordinario dell’8 maggio sull’emergenza idrica. Un atteggiamento irrispettoso verso l’organo assembleare, verso i cittadini che rappresentiamo, verso la democrazia. Le parole dei consiglieri dimissionari -spiega – descrivono una Città che non reagisce più perché abbandonata:gestione inefficace dei servizi essenziali; emergenza rifiuti commentabile solo con amarezza; fallimento economico, amministrativo e burocratico dell’Ente; assenza di programmazione delle opere pubbliche;caos su gestione ordinaria, sicurezza, welfare.A Canicattì, oggi, “non c’è praticamente nulla che funzioni bene”. E di fronte a questo disastro ‘ sottolinea – il Sindaco che guida la Città da 15 anni pretende di autoassolversi da ogni responsabilità. È politicamente e logicamente insostenibile.Come Presidente del Consiglio Comunale denuncio formalmente: lo scollamento con la Città: un’Amministrazione incapace di parlare il linguaggio della gente, distante dai bisogni primari urlati da una città in ginocchio, lontana dai commercianti, dalla movida, dalle associazioni, dalla cultura, dai giovani costretti alla diaspora. Lo scollamento con il Consiglio: sedute disertate, mancata attuazione delle ordinanze, rifiuto del confronto. L’art. 43 del TUEL sancisce l’obbligo del Sindaco di riferire. Non lo fa. Mentre il mondo corre verso l’intelligenza artificiale, qui – segnala – rincorriamo ancora il protocollo cartaceo. Zero modernità, zero smart working, zero visione. L’emergenza idrica, con la Città in PREALLARME di Protezione Civile, è solo l’ultimo tassello. È la fotografia di un sistema che ha fallito. Non si governa per 15 anni una città ridotta in queste condizioni senza assumersene la responsabilità. La rassegnazione non può essere la cifra di Canicatti”.


Infine Licata si fa portavoce del “grido d’allarme lanciato dai Consiglieri dimissionari e lo faccio mio, come Presidente di tutta l’Aula”.

“Chiedo al Sindaco di presentarsi immediatamente in Consiglio Comunale per riferire, assumersi le proprie responsabilità e dire alla Città se è ancora nelle condizioni di governare – continua – In difetto di immediato riscontro, la Presidenza del Consiglio attiverà ogni strumento previsto dall’ordinamento a tutela dei diritti della comunità canicattinese. Questa Città non è morta. È addormentata dall’indifferenza.La misura è colma – conclude Licata – Ora servono dignità, presenza e verità”.