Il 26 maggio scorso, l’associazione RESTARE effettuava un sopralluogo presso la sala chemioterapia dell’Ospedale Sant’Elia di Caltanissetta.

Poltrone con braccioli penzolanti o mancanti, pazienti in posizioni scomode per ore durante le infusioni. Un paziente dichiarò, testualmente, di preferire una sedia normale.


Abbiamo raccolto le testimonianze, ascoltato i medici e abbiamo scritto – prima al Direttore Generale dell’ASP di Caltanissetta, poi al Dirigente Generale del Dipartimento DASOE – chiedendo un sopralluogo ispettivo congiunto, una relazione sullo stato delle attrezzature e tempi certi per la sostituzione.

Non abbiamo ricevuto una risposta. Nemmeno una riga.

Né un’ammissione, né una smentita, né una convocazione. Solo il silenzio. Come se la salute dei pazienti oncologici non fosse un’urgenza. Come se il diritto alla dignità potesse attendere.

“Noi non siamo partiti all’attacco – dichiara il Presidente Adriano Nicosia –. Abbiamo chiesto, segnalato, proposto. Abbiamo mostrato sensibilità e collaborazione. Ci aspettavamo altrettanto. Invece, il muro del silenzio. È inaccettabile.”

“La ‘cosa pubblica’ non è un feudo personale – prosegue Nicosia –. La dirigenza ha il dovere di rispondere alla comunità quando ci sono disfunzioni, tanto più quando si tratta di pazienti in condizione di fragilità. Forse, in certi ambienti, si è perso il senso di questo dovere.”

RESTARE ha già scritto al Dirigente Generale ad interim dell’Assessorato Regionale della Salute, Dott. Giovanni Bologna, per chiedere un intervento diretto.

E annuncia: nelle prossime ore, qualora non arrivasse ancora risposta, valuterà azioni ulteriori, con il coinvolgimento della stampa e delle associazioni dei pazienti.

La dignità delle cure non è un optional. E il silenzio, in questi casi, è complice.