Il Barone Amedeo Sillitti (nato l’8 febbraio 1903 a Naro, AG; deceduto il 27 aprile 1930 ad Acireale, CT) fu un nobile e pilota automobilistico italiano.
Amedeo Sillitti visse tra la fine dell’Ottocento e il 1930, appartenento al ramo dei Sillitti stabilito a Naro, uno dei principali centri della nobiltà agrigentina.
Era un esponente di quella aristocrazia terriera che, dopo l’Unità d’Italia, aveva progressivamente sostituito il ruolo politico con quello economico e sociale.
La sua famiglia possedeva miniere di zolfo, tra cui la miniera di Conte Bosco a Ravanusa.
Noto con il titolo di Barone Amedeo Sillitti Juniore, è ricordato nella storia dello sport automobilistico siciliano come uno dei piloti più coraggiosi ed esperti della sua epoca.
Fu uno sportivo di rara bellezza e un pilota esperto e coraggioso, uno dei migliori del suo tempo in Sicilia.
Egli esordì nel 1925, alla guida di una Bianchi Tipo-18 da 2 litri, partecipando al Reale Premio Roma, svoltosi sul circuito di Monte Mario a Roma, e al Gran Premio di Tripoli. Acquistò poi un’Alfa Romeo RLTF 24 con la quale si classificò settimo alla Coppa Vinci, disputata sul circuito dei Monti Peloritani vicino a Messina.
A bordo della stessa vettura, negli anni successivi il Barone Sillitti partecipò a diverse edizioni sia della Targa Florio che del Giro di Sicilia.
Nel 1928 ottenne un altro settimo posto alla Coppa Messina il 13 maggio e vinse la corsa in salita Palermo-Monte Pellegrino, l’8 dicembre, al volante di un’Alfa Romeo, affermandosi come uno dei più noti gentleman driver siciliani dell’epoca.
Il 27 aprile 1930 prese parte al Giro di Sicilia con una Bugatti, affiancato dalla moglie Iris Lasagba Sillitti, come copilota.
Sei minuti dopo la mezzanotte di domenica 27 aprile 1930, il barone Amedeo Sillitti partì da Palermo al volante della sua Bugatti personale, numero di gara 28, per partecipare alla sesta edizione del Giro di Sicilia.
Secondo diverse fonti, la vettura era un modello da 3 litri.
Giunse al punto di controllo di Messina alle 04:00, piazzandosi in un ottimo quarto posto assoluto.
Dopo essere ripartito da Messina, in direzione Catania, il Barone Sillitti decise di aumentare la velocità per raggiungere l’Alfa Romeo di Costantino Magistri che lo precedeva in terza posizione, ma la sua auto, modello attuale, era troppo lunga e poco maneggevole sulle strade tortuose, rispetto ai modelli da corsa dell’OM e dell’Alfa Romeo.
Improvvisamente una ruota posteriore della sua Bugatti colpì un grosso masso caduto da un muro. L’auto perse il controllo, uscì di strada e si ribaltò.
L’incidente accadde nei pressi della stazione ferroviaria di Acireale, in provincia di Catania. Sillitti sbatté la testa contro un terrapieno e morì sul colpo. Sua moglie rimase solo leggermente ferita nell’incidente.
Morendo a soli 27 anni il Barone Amedeo Sillitti lasciò la moglie Maria Antonietta “Iris” (nata Lasagna), sua madre, Marianna (nata Specchi) e suo fratello, Ignazio.

Mimmo Riccio