In meno di un mese hanno messo a ferro e fuoco Canicattì, protagonisti di una serie di furti con spaccata, rapine violente e spedizioni punitive ai danni di commercianti, aggrediti senza pietà con calci, pugni, manganelli e bastoni. La banda che ha terrorizzato all’inizio dell’anno la Città dell’Uva è stata smantellata. In un’operazione congiunta, i poliziotti guidati dal commissario capo Gerlando Scimè e i carabinieri agli ordini del capitano Davide Di Campli hanno arrestato i presunti membri del gruppo: un 19enne, un 20enne e un 22enne. Per tutti e tre il gip del tribunale di Agrigento, Alberto Lippini, ha disposto la custodia cautelare in carcere. Le accuse, a vario titolo, sono di rapina, furto, lesioni aggravate e indebito utilizzo di carte di credito. Nell’inchiesta risultano indagati anche due minorenni, per i quali si procede separatamente.
Agli atti figura una lunga lista di episodi violenti che hanno scosso la comunità canicattinese tra la fine del 2025 e i primi mesi del 2026. All’alba del 23 dicembre, ad esempio, la banda è entrata in azione sfondando con il metodo della spaccata la saracinesca di una tabaccheria in Corso Umberto, riuscendo a portare via mille euro. L’escalation ha raggiunto il suo apice tra il 20 e il 21 gennaio, quando in poche ore si sono verificate rapine violente ai danni di due commercianti. A un 68enne, titolare di una tabaccheria, furono sottratte le chiavi del negozio, i documenti, un’automobile e le carte di credito, poi utilizzate dai malviventi per piccole spese. Un copione simile si è ripetuto ai danni di un altro commerciante: il 62enne, che il giorno precedente aveva reagito a un tentativo di rapina, fu accerchiato e picchiato con un bastone all’alba mentre chiudeva la saracinesca del suo box. In quell’occasione il gruppo gli portò via l’automobile. Si aggiunge poi il furto in un negozio di articoli per bambini, dal quale vennero rubati 1.500 euro dal registratore di cassa dopo aver sfondato la vetrina.
Gli investigatori si sono messi subito sulle tracce della banda, riuscendo a chiudere il cerchio grazie a diversi elementi: le telecamere di sorveglianza degli esercizi colpiti, le analisi della Polizia scientifica sulle tracce biologiche rinvenute sulle auto rubate e il confronto dell’abbigliamento indossato durante i colpi con quello sequestrato durante le perquisizioni. Un dettaglio decisivo è stato inoltre il “passo falso” di uno dei membri, che ha postato su TikTok una foto indossando gli stessi vestiti utilizzati per uno dei rapimenti. Nel provvedimento con cui dispone il carcere, il gip Alberto Lippini scrive parole nette: «Si ravvisa la fondatezza che gli stessi possano commettere a breve ulteriori reati della stessa specie. La spregiudicatezza dimostrata nel corso delle rapine fa ritenere che gli indagati possano addirittura commettere reati più gravi di quelli già commessi».