La UIL Polizia di Stato, con la piena solidarietà della UIL, attestata dalla presenza del Segretario Generale Luigi Angeletti, manifesterà davanti al Viminale alle ore 9,30 di martedì 23 giugno 2009, per richiedere maggiore concretezza al Governo, ma anche alle altre organizzazioni che rappresentano il personale del Comparto Sicurezza, sui problemi della sicurezza e dei poliziotti. I più recenti dati ISTAT, che indicano la categoria come quella che ha avuto minori benefici economici nell’ultimo anno, danno ragione all’impostazione pragmatica che contraddistingue la UILPS e che ci aveva indotti, già cinque mesi orsono, quando era prossima l’apertura delle trattative intese a definire la parte normativa del contratto per il quadriennio 2006-20091, ad avanzare la proposta di ridurre al minimo i tempi della trattativa, per consentire di incassare subito i connessi benefici economici e di tentare di raggiungere un accordo di massima sugli aspetti normativi, spostando la loro definitiva soluzione nel contratto per il quadriennio normativo 2010-2013. In quella sede avevamo proposto di incidere su aspetti che sono presupposto della stessa contrattazione, quali la differenziazione tra le due componenti del Comparto Sicurezza-Difesa, prendendo atto della loro sostanziale diversità.
Chiedevamo una maggiore valorizzazione delle risorse umane, a cui adeguare quelle economiche, invertendo il trend verso un comparto rimilitarizzato composto da generalisti sottopagati e puntando invece alla professionalità ed alla specializzazione, affidando all’esterno e/o privatizzando le attività di supporto e quelle non direttamente finalizzate ai compiti d’istituto. Si trattava di ridurre i costi della sicurezza migliorando il servizio ai cittadini, anche attraverso una riforma del sistema sicurezza, che preveda l’integrazione di Polizia di Stato e Carabinieri sotto la direzione del Ministro dell’Interno e specializzi realmente le altre polizie.
Chiedevamo di concretizzare così anche economicamente la “specificità” del comparto, recuperando il parallelismo retributivo di base con gli altri settori dell’impiego pubblico, uscendo dal ghetto del sistema dei “parametri”, che negli ultimi anni ha pesantemente penalizzato, le retribuzioni degli operatori del comparto. In sostanza poliziotti e militari sono retribuiti con un sistema diverso da quello del pubblico impiego, che negli ultimi anni ha viaggiato a velocità ridotta rispetto a quest’ultimo. Chiedevamo di impostare così un vero “riordino delle carriere”, caratterizzato dalla semplificazione e dalla flessibilità della scala gerarchica per le Forze di Polizia (per favorire la produttività), consentendo al settore Difesa di conservare una diversa struttura, anche in riferimento al contesto internazionale nel quale operano, non di rado, le nostre Forze Armate.
Chiedevamo di incidere sui criteri di rappresentatività e sui compiti riservati ai rappresentanti del personale delle Forze di Polizia, prendendo atto del fallimento del modello, che ha delegato alle amministrazioni l’intera competenza in materia di promozioni e rasferimenti. Chiedevamo di riformare le norme in materia di disciplina, caratterizzate da un intollerabile anacronismo e di
aggiornare anche il regolamento di servizio. Chiedevamo di incidere sullo status degli operatori delle Forze di Polizia, consentendo a tutti il pieno godimento dei diritti politici e sindacali e l’espletamento di ulteriori attività lavorative compatibili, facendo cessare il diffuso e pericoloso fenomeno del lavoro nero, spesso necessario per integrare il magro bilancio familiare.
Chiedevamo di poter incidere realmente sulla entità e sulla distribuzione della retribuzione accessoria ed incentivante, cessando la scandalosa anomalia della retribuzione del lavoro straordinario (attualmente sottopagato rispetto agli altri lavoratori), consentendo (a chi rinunzia alla possibilità di un secondo lavoro) di modulare il proprio orario di servizio oltre le 36 ore settimanali, ricevendo un roporzionato incremento retributivo. Chiedevamo di concretizzare la previdenza complementare, fondamentale per i più giovani che andranno in pensione con il sistema contributivo, studiando meccanismi idonei a recuperare il tempo perduto, anche attraverso la
revisione del sistema previdenziale di comparto. Purtroppo invece la recente fase contrattuale è stata caratterizzata da miopi strategie ed inutili lungaggini, tanto che gli attesi benefici economici devono ancora essere erogati. Purtroppo il medesimo atteggiamento sembra prevalere per quel che riguarda le trattative per l’attribuzione del premio di produzione 2008 e degli incrementi retributivi, connessi al contratto 2008-2009. In particolare, per quel che riguarda il contratto relativo al biennio in corso, appare populistica la richiesta di
ulteriori stanziamenti, in considerazione della critica situazione economica ed in relazione al differenziale di inflazione programmata, che appare più favorevole rispetto ai dati dell’inflazione reale. E’ invece questo il momento di incassare rapidamente il dovuto e chiedere diritti e riforme, che siano il presupposto di un migliore servizio ai cittadini, di una spesa pubblica più razionale, di un progresso reale della
categoria, verso valori anche economici più adeguati











