Svolgimento di interpellanze urgenti.
(Intendimenti del Governo in merito al coinvolgimento della Protezione civile nell’ambito degli interventi per la messa in sicurezza del centro storico di Agrigento – n. 2-00510)
PRESIDENTE. L’onorevole Vincenzo Antonio Fontana ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00510, concernente intendimenti del Governo in merito al coinvolgimento della Protezione civile nell’ambito degli interventi per la messa in sicurezza del centro storico di Agrigento (vedi l’allegato A – Interpellanze urgenti).
VINCENZO ANTONIO FONTANA. Signor Presidente, signor sottosegretario, desidero premettere che non sono più rinviabili gli interventi di cui necessita il centro storico di Agrigento per la realizzazione di una via di fuga che metta in sicurezza un’ampia area della parte più antica della città, la quale versa in condizioni di grave disagio e degrado, nonostante la presenza di manufatti di notevole pregio storico, artistico e monumentale.
Si tratta di un’area che è già stata colpita, nel lontano 19 luglio 1966, da un evento franoso di notevole intensità che ha interessato un’area molto ampia di circa mezzo chilometro quadrato, con notevoli danni nella parte ovest della collina franata, con molti piani viari dissestati e con danni a palazzi di recente costruzione, perché la frana ha interessato anche la parte che va più a valle della stessa città. Una frana, dunque, di notevoli proporzioni, che ha interessato una vastissima zona dell’antica città dove sorge il Duomo, il seminario, la zona antica della Bibbirria e altri cinque quartieri che si estendono a valle di questa collina. È un’area che i tecnici della Protezione civile, peraltro, conoscono molto bene per avere già effettuato degli interventi nell’ambito della via Duomo e per consolidare l’antica cattedrale, un’area che oggi presenta una situazione di grave pericolo sia per lo stato precario di conservazione di molte abitazioni, sia per le difficoltà che si riscontrano nella mobilità interna e verso l’esterno.
I tentativi finora esperiti per individuare una via di fuga dalla zona del Duomo non hanno trovato alcuna soluzione positiva e anche nell’ultima Conferenza di servizi, appositamente convocata per definire un progetto da parte della sovrintendenza ai beni culturali e ambientali, è stato espresso parere negativo, perché la pista appesantirebbe il pendio e metterebbe a rischio la stabilità della stessa cattedrale. Tale tesi, per la verità, è stata contestata dal dirigente provinciale della Protezione civile regionale, secondo il quale la via di fuga è, invece, un’opera di ingegneria naturale che verrebbe realizzata su un tracciato già esistente che non aggiungerebbe nulla al costone, sfruttando un sentiero già pronto per adattarlo a questo scopo.
Senza entrare nei dettagli tecnici, oggi non ci sono obiezioni che possano impedire di trovare una soluzione al problema salvaguardando da un lato le esigenze di tutela e di conservazione dell’area e dall’altro le esigenze di sicurezza di tante famiglie che abitano in quella zona. Tenuto conto dello stato di impasse in cui si trova un progetto che potrebbe servire a salvare tante vite umane, non si intravede altra strada che quella di un intervento diretto da parte della Protezione civile nazionale, che diventa fondamentale anche per il livello di efficienza e per la professionalità dimostrata, grazie anche al dinamismo e all’impulso del Governo Berlusconi che riesce ad assicurare assistenza e aiuti concreti sia nella fase dell’emergenza, sia nella fase della ricostruzione.
Il terremoto che ha recentemente colpito l’Abruzzo e la più recente frana di Messina impongono una presa di coscienza generale rispetto a una politica di prevenzione che è ineludibile in un territorio come quello agrigentino che ha già subìto eventi franosi (è quindi un territorio veramente a rischio) le cui tracce sono ancora ben visibili dopo oltre quarant’anni. Le immagini che in questi giorni sono sotto i nostri occhi suscitano sentimenti di partecipazione al dolore dei familiari delle vittime, ma soprattutto stimolano la volontà di voltare pagina e lavorare ad un grande progetto per rendere più sicuro il nostro territorio, un progetto che tranquillizzi un numero rilevante di famiglie che vivono uno stato di grande preoccupazione e angoscia, soprattutto quando le condizioni atmosferiche sono meno clementi e le piogge aumentano il rischio di cedimenti dei manufatti più fatiscenti e delle parti più fragili della collina. Tali stati d’animo hanno avuto un’eco molto forte nelle parole del nostro arcivescovo di Agrigento, monsignor Montenegro, che, a proposito dei ritardi nella messa in sicurezza della via Duomo, è arrivato a dire che si rifiuterebbe di celebrare funerali per morti annunziate e non evitate da indecisioni esiziali e ritardi burocratici incomprensibili ed inconcepibili.
Desideriamo, allora, sapere quale sia l’intendimento del Governo in merito al coinvolgimento della Protezione civile, nella persona del sottosegretario Guido Bertolaso che, peraltro, in altre occasioni ha dimostrato impegno e grande professionalità.
Ho avuto modo di incontrarlo anche nella mia lunga esperienza decennale di presidente della provincia e in tante occasioni è stato presente ed è riuscito anche a risolvere problemi che a primo acchito sembravano insormontabili. Quindi abbiamo la necessità che vi sia un intervento della Protezione civile proprio nella persona di Guido Bertolaso che tra l’altro conosce benissimo il territorio al fine di velocizzare i tempi per la definizione di questo progetto della via di fuga dalla via Duomo e per il monitoraggio della zona attraverso una mappa di tutte le abitazioni che sono a rischio di crollo.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per il lavoro, la salute e le politiche sociali, onorevole Pasquale Viespoli, ha facoltà di rispondere.
PASQUALE VIESPOLI, Sottosegretario di Stato per il lavoro, la salute e le politiche sociali. Signor Presidente, con riferimento all’atto di sindacato ispettivo si fa presente quanto segue.
Premesso che ai sensi della normativa vigente è il comune l’ente ordinariamente competente a redigere il piano di emergenza, sulla base di indirizzi e criteri emanati dalla regione, la realizzazione del progetto di una via di fuga dal centro storico di Agrigento è uno degli interventi previsti dall’ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3450 del 16 luglio 2005, recante «Primi interventi urgenti di Protezione civile diretti a fronteggiare la situazione emergenziale inerente ai gravi dissesti idrogeologici con conseguenti movimenti franosi in atto nei territori dei comuni di Naro ed Agrigento».
Con detta ordinanza, successiva dichiarazione dello stato di emergenza, relativa ai fenomeni di dissesto idrogeologico che, per quanto riguarda il comune di Agrigento, hanno interessato anche edifici di culto quale la cattedrale, il seminario, la curia arcivescovile, la chiesa di sant’Alfonso e la chiesa dell’Itria, sono stati nominati commissari delegati il presidente della regione siciliana, per la realizzazione degli interventi diretti alla rimozione delle situazioni di pericolo nei comuni di Naro e Agrigento, inclusa la concessione dei contributi alla popolazione interessata e l’ingegner Claudio Rinaldi, per la salvaguardia degli edifici di culto sopra citati, situati nel territorio comunale di Agrigento. In particolare, con l’articolo 1, comma 3, lettera d, si è affidata al Commissario delegato – presidente della regione siciliana – la realizzazione delle necessarie di fuga dall’aria della collina di ubicazione degli edifici ecclesiastici del centro di Agrigento.
Dalle informazioni della regione siciliana, pervenute al Dipartimento della Protezione civile, risulta che la progettazione di tale intervento è stata affidata al Dipartimento regionale della Protezione civile, in qualità di soggetto attuatore, per un importo di un milione e settecentomila euro, il quale dipartimento ha indetto, in data 29 novembre 2006, un’apposita conferenza dei servizi per acquisire i pareri, i nulla osta e le autorizzazioni sul progetto, previsti dalla normativa vigente.
Nel corso della conferenza, il rappresentante della sovrintendenza ai beni culturali e ambientali, ha rilevato la possibile interferenza dei lavori con le strutture monumentali presenti a monte, manifestando perplessità sulla pendenza e la larghezza della strada progettata e richiedendo l’acquisizione del preventivo parere dell’ufficio del Genio civile di Agrigento.
Quest’ultimo, tuttavia, si è dichiarato incompetente ad esprimersi sulla fattibilità di opere non disciplinate dalla legge 2 febbraio 1974, n. 64, recante «Provvedimenti per le costruzioni con particolari prescrizioni per le zone sismiche».
Da quanto detto dalla Sovrintendenza e da ulteriori osservazioni formulate dai rappresentanti del comune di Agrigento, il Dipartimento regionale della Protezione civile ha rielaborato il progetto, integrandolo con un rilievo topografico, un plastico ed una verifica della stabilità del pendio e lo ha presentato, per l’esame, alla successiva Conferenza dei servizi del 10 dicembre 2008.
Nel corso di quest’ultima conferenza, come ha comunicato la regione siciliana, la soprintendenza dei beni culturali e ambientali ha reiterato il proprio parere negativo alla realizzazione dell’opera.
Successivamente, a seguito della definitiva scadenza dello stato di emergenza, avvenuta il 31 marzo 2008, e al venir meno delle condizioni richieste dalla legge n. 225 del 1992 per la concessione di un’ulteriore proroga dello stesso, nonché considerata la necessità di assicurare continuità alle attività già poste in essere per il superamento del contesto critico in questione, è stata emanata l’ordinanza di Protezione civile, non derogatoria dell’ordinamento vigente, n. 3739 del 5 febbraio 2009, con la quale il presidente della regione siciliana è stato confermato commissario delegato fino al 31 dicembre 2009, al fine di provvedere, in regime ordinario ed in termini di urgenza, all’attuazione e al completamento di tutte le iniziative necessarie tra cui la citata realizzazione della via di fuga.
Sempre sulla base di informazioni assunte dalla regione è attualmente in atto la predisposizione del progetto relativo all’individuazione di un eventuale tracciato stradale alternativo, proposto dall’assessorato alla Protezione civile del comune di Agrigento e condiviso dalla soprintendenza, la cui fattibilità tecnica è in corso di verifica attraverso appositi rilievi topografici, in collaborazione con l’ordine provinciale degli ingegneri. Detta soluzione progettuale alternativa, non appena individuata, sarà sottoposta alle autorizzazioni di rito in sede di apposita conferenza dei servizi.
Inoltre, la soprintendenza per i beni culturali e ambientali di Agrigento, con nota del 13 ottobre 2009 indirizzata per conoscenza al Dipartimento della Protezione civile, ha reso noto che il 27 ottobre prossimo venturo si terrà, presso la prefettura di Agrigento, una riunione nel corso della quale il comune presenterà il piano di messa in sicurezza di tutto il centro storico. In questa occasione verrà affrontata, con la collaborazione di tutti gli enti interessati, la realizzazione di una pianificazione strategica che tenga conto delle arterie esistenti da utilizzare come via di fuga e dell’eventuale formazione di nuovi accessi nel centro storico, evitando la creazione di infrastrutture che potrebbero gravare sulla situazione preesistente.
Infine, si fa presente che nella già citata ordinanza n. 3739 è prevista, all’articolo 4, la trasmissione al Dipartimento della Protezione civile di una relazione conclusiva del commissario delegato sulle attività poste in essere, corredata dalla rendicontazione delle spese sostenute.
PRESIDENTE. L’onorevole Vincenzo Antonio Fontana ha facoltà di replicare.
VINCENZO ANTONIO FONTANA. Signor Presidente, signor sottosegretario, sono soddisfatto della risposta testé data. Certo avrei preferito, per la verità, che vi fosse stato oggi in Aula il sottosegretario Bertolaso, responsabile…
PASQUALE VIESPOLI, Sottosegretario di Stato per il lavoro, la salute e le politiche sociali. Anche io!
VINCENZO ANTONIO FONTANA. …, appunto, della Protezione civile nazionale per avere così un colloquio ancora più efficace sulla materia visto che, come dicevo poco fa, è una persona che ha seguito tante vicende nell’agrigentino e, quindi, è un profondo conoscitore del territorio.
La risposta è assolutamente soddisfacente perché, se non altro, tutto questo servirà ad accelerare quei processi che in questo momento sono stati un po’ frenati anche da conflitti di competenza, come ella stessa evidenziava poc’anzi, fra la sovrintendenza, il comune e la regione siciliana. Spero tanto che questa mia interpellanza urgente abbia stimolato un ulteriore interesse che possa servire a superare queste difficoltà. Devo dire che mi conforta molto quello che lei ha detto nella parte finale e cioè che già esiste un progetto alternativo per trovare una nuova soluzione sulla via di fuga che metta d’accordo tutte le istituzioni e che finalmente Agrigento e il suo centro storico, per buona pace sopratutto di tutti gli abitanti ma anche del nostro arcivescovo, possa finalmente trovare questa soluzione per dare serenità alla popolazione che è abbastanza intensa e che abita proprio in quella zona.

















