Hanno concluso le proprie discussioni questa mattina il procuratore generale e le parti civili al processo d’appello “Alta Mafia”. L’accusa e le parti offese, ovvero il Comune di Canicattì, l’avvocatura dello Stato e lo Iacp hanno chiesto la conferma delle pene inflitte in primo grado, in virtù del cosiddetto “divieto di reformatio in peius” secondo cui agli imputati che hanno fatto ricorso in secondo grado non potranno essere comminati più anni di carcere rispetto alla prima sentenza. La condanna più pesante è quella che riguarda l’ex deputato regionale Vincenzo Lo Giudice al quale sono stati inflitti sedici anni e otto mesi di carcere; la pena più lieve, un anno e mezzo, invece è quella comminata a Salvatore Curtopelle. Sono dodici gli imputati giudicati con il rito ordinario. Il processo “Alta Mafia” riprenderà con le arringhe della difesa il prossimo 16 novembre, udienza anche il 30 novembre e infine il 9 dicembre, anziché il sette come stabilito in un primo momento, i giudici di secondo grado entreranno in Camera di Consiglio per la sentenza.












