muccheNon sarà il dottor Dolittle, ma un allevatore canicattinese di 60 anni era riuscito a stabilire con le sue mucche un legame davvero viscerale. Aveva dato loro un nome, le aveva viste crescere, le aveva accudite quasi come se fossero parte di lui, tanto che 5 giorni fa, quando trovò la stalla vuota la sua reazione fu davvero amara alla constatazione dello smarrimento dei bovini. Il canicattinese ha denunciata alla polizia esattamente il furto di tre mucche e di due vitellini. Intanto tra le campagne di Favara, un blitz della Squadra Mobile aveva dato esito negativo perché si aspettava che nella casa rurale di alcuni pregiudicati fossero nascoste armi e munizioni, ma aveva fatto emergere la stranezza dell’atteggiamento dei favaresi che non avevano saputo spiegare la provenienza del bestiame, dei veicoli e degli attrezzi agricoli ammassati nei capannoni di contrada Stefano Piano Bisaccia. Una coincidenza troppo vicina alla denuncia del canicattinese per non consentire a quest’ultimo di visitare quella proprietà e riconoscere se quegli animali appartenevano alla sua mandria. Gli agenti credevano che potesse esserci un particolare in grado di identificare le mucche, ma la scena che si è presentata loro quando l’allevatore ha messo piede nei capannoni è stata davvero singolare. L’uomo ha chiamato per nome i tre animali rubati e questi gli si sono avvicinati con incedere familiare. Il canicattinese non ha saputo trattenere l’emozione per aver ritrovato un patrimonio che molti, in questo periodo di feroce crisi agricola, hanno pensato di non continuare a mantenere. La zootecnia è un’attività difficile, ma a volte è un lavoro che vive di passione. La favola si può concludere a lieto fine anche per altri agricoltori vittime di furti. Il commissariato di Canicattì infatti ha invitato a presentarsi nei loro uffici coloro ai quali sono stati rubati mezzi agricoli. Nella sede di via Montalto infatti sono disponibili le foto di due trattori Same e Goldoni, di un carrello elevatore, di un rimorchio e di un ciclomotore. La refurtiva, secondo le indagini, sarebbe il frutto di colpi perpetrati tra il 2000 e il 2009. Intanto sono stati denunciati per ricettazione i tre favaresi proprietari dei capannoni. Si tratta di due giovani di 22 e 25 anni e del loro padre di 53 anni.