arresto83È durata meno di 24 ore la latitanza di due dei tre romeni ricercati per sfruttamento della prostituzione dopo il blitz scattato ieri a Licata. Ionut e Gicu Radu, rispettivamente 22 e 30 anni, hanno seguito il consiglio di alcuni avvocati che hanno contattato e si sono consegnati ai carabinieri. Gli stranieri dell’Est si trovavano a Reggio Calabria, così come avevano intuito i carabinieri della Compagnia di Licata che avevano informato i loro colleghi calabresi. All’appello mancherebbe ora solo la madre degli ultimi arrestati Cocuta Radu, 53 anni, la cui clandestinità avrebbe le ore contate stando alle ipotesi delle forze dell’ordine che ritengono improbabile un suo allontanamento per il grosso giro d’affari che producevano le prestazioni delle giovanissime romene, ridotte quasi in schiavitù. Secondo le indagini infatti, i clienti delle squillo, di qualsiasi fascia sociale, pagavano da un minimo di 50 euro fino a 300 euro per le loro pretese sessuali. Alla base dell’inchiesta denominata “Lenone” c’è la denuncia di una minorenne che dalla Romania in Italia aveva trovato l’inferno dal quale poteva uscire solo pagando una somma di denaro ai suoi sfruttatori. Sedici anni avevano anche le due ragazze fermate con Vasile Radu, un romeno di Licata già arrestato il 7 ottobre scorso per sequestro di persona, riduzione in schiavitu’ e sfruttamento della prostituzione. Nel registro delle notizie di reato anche quattro siciliani: Gioacchino Vella, palmese di 33 anni, Vittorio Giorgio 60 anni di Butera e i due licatesi, Tommaso Grillo e Angelo Grillo di 41 e 37 anni. I 10 indagati, assistiti dagli avvocati Romano, Meli, Bruna e Lo Destro, compariranno lunedì davanti al gip per gli interrogatori di garanzia.