È solo un banale pregiudizio quello della composizione al femminile per due terzi del riesame che potrebbe essere utilizzato per spiegare la mancata scarcerazione di Calogero Onolfo, accusato dell’uxoricidio di Costanta Paduraru consumato il 31 gennaio scorso a Canicattì. I giudici del Tribunale della Libertà di Palermo, nella motivazione seguita al dispositivo infatti, da più punti di vista sviscerano i tratti della tragedia che sbarrano le porte del carcere all’indagato di 72 anni. Proprio sull’età di Onolfo ha fatto leva la richiesta della difesa di porre ai domiciliari il pensionato, citando il 4° comma dell’articolo 275 del codice di procedura penale. Di rimbalzo però il riesame, controbattendo con una sentenza della Cassazione datata 1999, ha sottolineato come ricorrano eccezionali esigenze di cautela per “l’inaudita ferocia che ha mosso il pensionato canicattinese ad uccidere la propria ex moglie, in pieno giorno e sotto gli occhi dei passanti”. Nei giudici palermitani inoltre serpeggia il dubbio della premeditazione dalla quale però Onolfo ha preso le distanze. L’arma del delitto, un coltello da macellaio che ancora oggi non è stato ritrovato nonostante il suo possessore abbia detto di averlo sotterrato vicino casa, era nel giubbino dell’uxoricida perché, a suo dire, il giorno prima gli era rimasto in tasca dopo aver raccolto verdure in campagna. Una lama così però per il riesame non poteva non essere notata all’indomani da Onolfo al momento di vestirsi per uscire. Le dichiarazioni discordanti dell’indagato poi tengono in piedi il pericolo di inquinamento probatorio, mentre lo stato di confusione mentale fa temere i giudici per futuri comportamenti. Proprio alla base del rischio di reiterazione del reato per il riesame ci sarebbe una “personalità connotata dalla presenza di impulsi e tendenze criminogene in alcun modo controllabili”. Contraria alle conclusioni del Tribunale della Libertà, la difesa di Onolfo prosegue per la sua strada preannunciando ricorso in Cassazione.














