Nove mesi dopo la lettura del dispositivo della sentenza “Grande Mandamento” al processo d’appello, oltre alle pene inflitte, solo un dato rimane assodato: il tribunale del riesame di Caltanissetta ha confermato il “no” della Corte di secondo grado alla scarcerazione di Gioacchino Ferro, il canicattinese implicato nell’inchiesta sui presunti favoreggiatori del boss Bernardo Provenzano, nell’ultimo periodo della sua ultradecennale latitanza. La richiesta di far uscire dal carcere l’imputato, anche in cambio di una misura meno afflittiva, è stata presentata per ben due volte, con lo stesso esito negativo, dall’avvocato della difesa Angela Porcello.Per il riesame Ferro è un soggetto pericoloso. Il sospettato favoreggiatore della Primula Rossa ha però scontato cinque anni, cioè tutto il periodo intercorso fino ad oggi dall’esecuzione del blitz dei carabinieri di Caltanissetta datato gennaio 2005, e sarebbero poi maturati 455 giorni di liberazione anticipata per buona condotta. Gioacchino Ferro è stato infatti condannato in appello a sei anni di reclusione, un anno in meno rispetto al verdetto di primo grado.
Se le cose dovessero mantenere questo corso, il 25 gennaio del 2011, l’imputato lascerebbe, motu proprio, il carcere per decorrenza dei termini di custodia cautelare. Non è così fantasioso ipotizzare questa evenienza perché, sempre a distanza dei nove mesi che ci separano dalla sentenza di secondo grado, la corte d’appello non ha ancora depositato le motivazioni, nonostante si fosse data solo tre mesi per adempiere a questo compito.
Un altro effetto della catena è l’impossibilità della procura generale e della difesa degli altri imputati di impugnare o meno la sentenza alla Suprema Corte, alla luce delle valutazioni dei giudici nisseni. Nello stesso processo sono infatti implicati l’altro fratello Ferro, Roberto, che è stato assolto perché il fatto non sussiste, Alessandro Farruggio di Montedoro condannato a 7 anni di carcere, e Salvatore Martorana di Casteldaccia, al quale sono stati inflitti 6 anni di reclusione.











