ars1Alla vigilia del suo approdo all’Ars è incandescente il dibattito sulla finanziaria regionale. Al termine della direzione regionale del Pd siciliano è stata comunque approvata a maggioranza la relazione del segretario regionale Giuseppe Lupo, che ha ottenuto 37 voti a favore, uno contrario e due astenuti. Passa dunque la linea di Lupo che, fin dalle prime battute, ha fatto sapere di essere pronto ad appoggiare la manovra finanziaria del governo di Raffaele Lombardo, ma solo se conterrà le riforme “utili per la Sicilia”. Il Pd chiede l’inserimento in finanziaria di alcune norme tra cui il credito d’imposta sull’occupazione, l’abolizione di alcuni enti pubblici ritenuti inutili, lo stop all’addizionale Irpef per i lavoratori cassaintegrati, la soppressione dei ticket sanitari applicati alle prestazioni diagnostiche per le fasce più deboli. Intanto Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia, non usa mezzi termini per bocciare la finanziaria, affermando che si tratta di “una manovra che getta polvere negli occhi alle imprese”. Lo Bello ha poi ribadito il suo no ad una delle norme cardine della finanziaria, quella che stabilizzerebbe a tempo indeterminato 4.500 precari già in servizio negli assessorati: “La finanza pubblica non è in grado di sostenere stabilizzazioni di questo tipo, assolutamente incomprensibili”. Esprime preoccupazione anche la Cgil, con il segretario regionale Mariella Maggio.Checche’ possa dirne l’assessore Cimino infatti, – ha detto il leader del sindacato siciliano – il confronto con le parti sociali su questi temi e’ stato assolutamente insufficiente e si e’ limitato a informative incomplete”. ”Si continua a parlare di riforme – ha aggiunto – che e’ evidente che siano irrealizzabili in pochi giorni, mentre alla fine poco si sa dei contenuti della manovra che riguarda una Sicilia che avrebbe bisogno di iniziative concrete di risanamento e per lo sviluppo”.

Per il segretario regionale della Uil Sicilia, Claudio Barone: “Il caotico dibattito su questa finanziaria testimonia in Sicilia una crisi politica e una crisi della politica”. “Occorre chiudere questa finanziaria come strumento tecnico, senza caricarla di interventi non credibili, e passare subito a un confronto, nei luoghi e con gli strumenti opportuni, sulle riforme da fare”.