Stati Uniti, Cina, Giappone, Corea e Belgio. Sono questi i mercati obiettivo del secondo semestre di attività all’estero programmato dall’Istituto vite e vino della Regione siciliana per le cantine dell’Isola. “Un programma”, spiega il presidente, Leonardo Agueci, “che si inserisce nella strategia complessiva di promozione del vino siciliano che rappresenta uno degli obiettivi principali dell’Istituto”. La Sicilia, secondo un’indagine svolta dallo stesso Istituto, appare oggi tra le grandi regioni vitivinicole europee quella che ha sfruttato in maniera minore le opportunità sui mercati internazionali.
E anche a livello nazionale, a fronte di una quota export che raggiunge il 30% nelle principali aree viticole nazionali, la Sicilia è ben al di sotto del 10%. Attualmente il vino è il prodotto agroalimentare maggiormente coinvolto nei flussi degli scambi commerciali internazionali e, pertanto, la redditività delle imprese enologiche passa in gran parte dalla loro capacità di aumentare le vendite sui mercati internazionali. Senza dimenticare che da circa un decennio è in atto una inesorabile contrazione dei consumi nei Paesi tradizionalmente produttori e un aumento, invece, degli stessi in altri mercati, come Usa, Nord Europa ed Asia. L’Europa nell’arco di circa un ventennio ha visto una riduzione generale del suo peso – sulla superficie a vite, sulla produzione, sui consumi e sulle esportazioni – a vantaggio di altri continenti. Certamente la riduzione di quota più evidente è quella sulle esportazioni, in relazione alla quale si passa da una situazione di quasi monopolio negli anni ’80 alla situazione attuale in cui circa un terzo delle esportazioni viene da Paesi non europei.
Poiché un elemento cruciale nella discussione sul futuro della competitività del vino prodotto dall’Ue risiede nella sua prestazione sui mercati internazionali, è opportuno osservare che la riduzione delle quote avviene in presenza di una sostanziale crescita delle esportazioni da parte dei Paesi comunitari, che ha determinato un sempre maggiore radicamento della presenza dei vini europei al di fuori dei paesi di produzione.












