In coda all’estate, l’Ufficio Cultura dell’Arcidiocesi di Agrigento, in collaborazione con il settimanale diocesano “L’Amico del popolo” ha organizzato tre serate (15-17 settembre p.v.) su donna e Bibbia. Ogni sera saranno declamati brani biblici, che saranno poi esplicitati attraverso la musica, la riflessione e l’arte. Un impegno notevole di persone su un tema scottante dei nostri giorni. È noto a tutti come la cronaca recente è stata occupata da diversi episodi di mortificazione della donna da parte degli integralisti islamici (vedi il caso della lapidazione di Sakineh). Ma il cristianesimo ha rispettato e rispetta la donna?

Abbiamo rivolto al riguardo un paio di domande a don Vincenzo Lombino, direttore dell’Ufficio Cultura della Curia, ideatore con Lia Rocco delle tre serate.


Don Vincenzo, il cristianesimo ha liberato veramente le donne?

Risponderei con la costatazione che la liberazione dell’uomo e la promozione della dignità umana sono i due capi di un unico filo rosso di speranza che percorre tutta la religione biblica. Anche la storia del cristianesimo e la società occidentale ne sono stati toccati. Purtroppo la liberazione e la promozione della dignità umana è stata intesa al maschile.

Come mai? Non c’è stata una corrispondenza tra pensiero e azione?

Ciò dipende dai fondamenti culturali della nostra società. La nostra cultura è segnata in bene e in male dalla Grecia antica e dalla spiritualità filosofica ellenistica. Ma non solo c’è stata anche una secolare e riduttiva comprensione del ruolo della donna nella storia biblica.

Vuole essere più chiaro?

Certamente. Un’interpretazione cronologicamente datata della Bibbia ha trasmesso per secoli un’avvilente immagine di natura femminile. Essa è stata considerata: “secondaria” (tratta dall’uomo), “subordinata” (creata in funzione della procreazione), “passiva” (riceve dall’uomo, senza alcun ruolo attivo), “imbecille” (manca di forza razionale), “impura” (mestruazioni, come eredità di qualcosa di peccaminoso).

C’è stata dunque una lettura della Bibbia che non ha aiutato la donna? C’è qualche possibilità di venirne fuori?

Certamente. Oggi una più attenta e moderna lettura della Bibbia mostra che, nel processo di liberazione e di maturazione umana innescato da Dio, la donna non è affatto secondaria rispetto all’uomo, ma piuttosto vi interviene con originalità e autorevolezza. Il percorso biblico-culturale che questi tre giorni vogliono appunto offrire all’ascoltatore agrigentino intende mostrare come tre donne famose della Scrittura, Ruth, Giuditta e la Regina di Saba, hanno saputo costruire relazioni liberanti e profondamente umane.

Per chiudere ci vuole dire qualcosa per lo svolgimento delle tre sere?

Intanto esse saranno celebrate in un angolo seducente della nostra città, ma poco conosciuto alla maggior parte della gente. Inoltre si è voluto accostare le figure bibliche attraverso la recitazione (Lia Rocco), la musica (maestro A. Montana, coro Magnificat, coro S. Cecilia), la riflessione teologica (A. Rotondo, Catania) e infine attraverso l’arte (B. Biondi; P. Ingaglio; F.P. Massara, Palermo). Si è voluto individuare, per il 15,16 e 17 settembre p.v., come le tre figure bibliche sono state colte dagli spiriti più geniali dell’arte e della cultura occidentale come modelli di donna affrancata, capace di rappresentare un nuovo ordine sociale, più equo e umano nelle sue relazioni interpersonali.