Parenti e amici, ma anche pullman provenienti dall’estero: tanta gente si è riunita a Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina, per ricordare il giornalista Beppe Alfano a diciotto anni dalla sua uccisione. La sera dell’8 gennaio 1993 Alfano venne assassinato all’età di 42 anni con tre colpi di pistola mentre si trovava a bordo della sua Renault. Era notte e stava facendo rientro a casa dove lo attendevano la moglie e le due figlie. Insegnava educazione tecnica nella scuola media della vicina Terme Vigliatore ed era corrispondente del nostro quotidiano.
Una voce scomoda che la mafia decise di zittire. A Barcellona Pozzo di Gotto si è svolta in mattinata una funzione religiosa presso il Duomo di Santa Maria Assunta, nel pomeriggio la deposizione dei fiori in via Marconi (presso la targa commemorativa intitolata al giornalista).
“Oggi sono a Barcellona Pozzo Di Gotto – ha detto il leader dell’Italia dei valori Antonio Di Pietro, sempre a fianco di Sonia Alfano, figlia del giornalista e deputata Idv – per ricordare un giornalista che ha cercato di combattere la mafia e che per questo è stato ammazzato. In questi giorno si tengono le ricorrenze di tanti altri, come lui, morti ammazzati. Il problema è uno e uno solo: perché tutto questo è accaduto? Perché segmenti delle istituzioni, pezzi dello Stato hanno colluso con la mafia. Siccome non voglio apparire come quello che parla senza citare fatti e circostanze, leggetevi la sentenza Andreotti: sette volte presidente del Consiglio, è stato prescritto per mafia. Leggete cosa dice il figlio di Vito Ciancimino, sindaco di Palermo e uomo mafioso. Studiate la storia di Salvo Lima. Questa era la mafia di allora, quella che trattava con lo Stato”.
Di Pietro si chiede: “Ma oggi lo Stato tratta ancora con la mafia? Oggi è peggio, non ha più bisogno di contrattare con essa perchè sta dentro lo Stato. Dell’Utri è stato condannato in appello per fatti di mafia. La Commissione Antimafia, i magistrati, stanno cercando di capire perchè, ad un certo punto, invece di ammazzare, l’organizzazione mafiosa ha preferito votare uomini politici che facessero i suoi interessi. Ecco, per il rispetto che dobbiamo a Beppe Alfano, a Mattarella e a tanti altri, noi dobbiamo denunciare questi fatti e non abbassare mai la guardia”.

















