Potrebbe essere emesso oggi stesso il verdetto della Corte di Cassazione per i 6 imputati al processo “Alta Mafia” che hanno scelto il rito ordinario. Hanno infatti terminato le discussioni questa mattina, gli avvocati dei soggetti coinvolti nell’inchiesta della Dda che il 29 marzo del 2004 partì da Canicattì ma coinvolse le province di Agrigento, Caltanissetta e Palermo. Il procuratore generale ha chiesto la conferma delle condanne d’appello e la Suprema Corte, presieduta dal giudice Pietro Sirena, si è ritirata in Camera di Consiglio. Sono ore di attesa per l’ex assessore regionale Vincenzo Lo Giudice condannato ad 11 anni e 4 mesi di carcere, per l’ex presidente dello Iacp di Agrigento, Salvatore Failla condannato a 4 anni, e per il collaboratore di giustizia, Maurizio Di Gati, ex padrino di Racalmuto al quale sono stati comminati 5 anni. Il processo di secondo grado portò all’assoluzione di otto imputati, tre dei quali però non soddisfatti della prescrizione hanno deciso di andare fino in fondo rivolgendosi agli “ermellini”. Si tratta del canicattinese Salvatore Curtopelle, del riesino Salvatore Giambarresi, ex comandante della polizia municipale di Canicattì, e dell’empedoclino Salvatore Iacono, ex consigliere provinciale Udc di Agrigento ed ex capo del Genio civile di Caltanissetta. Il primo, forte della posizione di altri tre coimputati assolti da tutti i gradi di giudizio dall’accusa di turbativa d’asta, era sospettato di aver truccato una gara a trattativa privata. La difesa di Giambarresi, rappresentata dall’avvocato Vincenzo Vitello, contesta invece la decisione della Corte d’appello secondo cui vanno mantenuti gli aspetti civilistici della sentenza. I giudici però non hanno dato alcuna motivazione al verdetto. Per l’evidente estraneità dell’imputato, secondo il codice di procedura penale, bisogna entrare nel merito. L’avvocato Vitello ritiene che dagli atti dell’istruttoria, Salvatore Giambarresi vada assolto anche dall’accusa di abuso d’ufficio.













